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La cura del perineo nell'assistenza al parto: il ruolo dell'ostetrica nella protezione dell'integrità

La posizione materna al parto

Nel passato, così come succede tutt'ora in molte culture non influenzate dalle convenzioni occidentali, le donne partorivano spontaneamente usando posizioni verticali, ad esempio inginocchiate, accovacciate o in piedi; tendevano ad evitare la posizione supina, si muovevano e cambiavano posizione ogni volta che ne sentissero la necessità. Frequentemente si aiutavano appoggiandosi a sostegni di vario tipo, aggrappandosi a corde, supportando la posizione accovacciata usando pile di pietre, mattoni, sabbia o prototipi di sgabelli da parto.

Oggi nelle società occidentali la maggior parte delle donne partorisce sostenendosi sulla propria schiena: in posizione semi-seduta, supina o litotomica. Questa preferenza è giustificata in parte da quello che è diventato col tempo l'immaginario collettivo del parto (si pensi, ad esempio, alla sua rappresentazione cinematografica, sempre in posizione orizzontale), che influenza in modo rilevante la scelta della donna. Se l'immagine del parto è diventata questa, è perché da secoli tale posizione è stata incoraggiata dai professionisti della sala parto, a cui permetteva una migliore visibilità dell'area perineale e la possibilità di assumere una postura meno scomoda nell'assistenza al parto.

Il vantaggio della posizione orizzontale per le ostetriche si concretizza anche in un più semplice monitoraggio del battito cardiaco fetale; inoltre è la posizione illustrata solitamente nei libri di testo che spiegano i meccanismi del parto, nonché quella con cui, verosimilmente, l'ostetrica ha imparato ad assistere il parto.

Si tratta però di ragioni che non tengono in considerazione la protagonista dell'evento nascita, cioè la donna, con i propri vissuti, sensazioni e preferenze. Pertanto, negli ultimi decenni si è assistito ad una certa inversione di tendenza che ha portato un numero sempre maggiore di ostetriche a suggerire alle partorienti la possibilità di adottare posizioni alternative a quelle orizzontali, al fine di migliorare l'outcome del parto dal punto di vista sia degli esiti fisiologici, sia del comfort della donna, che può scegliere il modo di partorire in cui si sente più a suo agio e vivere un'esperienza più soddisfacente.

Le posizioni che la donna può assumere al parto sono tradizionalmente classificate come orizzontali o verticali. Tra le orizzontali si includono: laterale (o posizione di Sim); semi-supina, in cui la schiena è flessa rispetto all'asse orizzontale del corpo con un angolo non superiore a 45°, e litotomica, con le gambe più o meno flesse rispetto al bacino (fino alla posizione di McRoberts, in cui le gambe sono flesse sulle cosce e le cosce flesse al massimo sull'addome).

Le posizioni verticali sono quelle in cui è coinvolta la forza di gravità: in piedi (appoggiata ad un sostegno o aggrappata ad una corda o ad un telo pendente dal soffitto); seduta, con l'eventuale uso di sostegni come lo sgabello o la sedia ostetrica; a carponi (con il busto appoggiato ad un sostegno anteriore, oppure a quattro zampe con la testa ed il bacino allo stesso livello) ed accovacciata (squatting), con o senza sostegni per le cosce.

Le posizioni verticali hanno il vantaggio di sfruttare la forza di gravità a favore di un travaglio più rapido; sono meno indicate, pertanto, in caso di parto precipitoso. Vi è un rischio minore di compressione aorto-cavale, che ha portato alcuni autori ad ipotizzare un miglior equilibrio acido-base nel neonato. Risulta esserci un migliore allineamento tra il corpo fetale ed il canale del parto; inoltre, con le posizioni a carponi e accovacciata si ottiene un ampliamento dei diametri antero-posteriore e trasverso dell'egresso pelvico, incrementando l'area di passaggio del feto.

La postura accovacciata è spesso reputata la più naturale, ed è frequentemente usata da donne a cui viene lasciata completa libertà di movimento in travaglio. Tuttavia, lo svantaggio maggiore di questa posizione è la scomodità, specialmente in quelle società in cui la vita più sedentaria ha fatto sì che molte donne non siano dotate di sufficiente forza muscolare nelle cosce per mantenere lo squatting per un tempo prolungato, a differenza di donne abituate, per esempio, a lavorare nei campi o a non poter utilizzare gabinetti su cui appoggiarsi quotidianamente. Questo svantaggio si può comunque limitare grazie all'uso di sostegni, ad esempio un cuscino o uno sgabello da posizionare sotto le cosce della partoriente.

Nelle posizioni orizzontali il rischio di compressione aorto-cavale si può ridurre adottando una postura laterale oppure semi-seduta. La posizione di McRoberts, oltre ad essere utile nella risoluzione della distocia di spalla, è risultata particolarmente efficace nell'intensificare la forza delle spinte materne nel periodo espulsivo.
Nella maggior parte degli studi analizzati viene inserita tra i benefici delle posizioni orizzontali una minor incidenza di perdita ematica post partum compresa tra 500 e 1000 ml, mentre non sono state rilevate differenze sulla frequenza di emorragie superiori ai 1000 ml. Solo lo studio pubblicato dal ginecologo Richard Terry ha fornito il risultato contrario. [...]

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La cura del perineo nell'assistenza al parto: il ruolo dell'ostetrica nella protezione dell'integrità

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Informazioni tesi

  Autore: Mariachiara Allasia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Ostetricia
  Relatore: Monica Benussi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

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Parole chiave

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