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Cinema e moda: inseparabili. Il cinema come veicolo di diffusione della moda

Il promo–costuming: cooperazione tra stilista e studio cinematografico

Sul finire degli anni Sessanta i costumisti iniziarono, soprattutto per i film di ambientazione contemporanea, a ricorrere ad abiti confezionati. Fino ad assumere, in tal modo, il ruolo di mediatore tra la casa di moda e lo studio cinematografico.
In questo contesto se il lavoro creativo del costumista si ridusse, emerse in modo preponderante la figura dello stilista.
Questa situazione offriva vantaggio sia allo stilista che pubblicizzava la sua griffe, sia alla produzione cinematografica che vedeva una riduzione dei costi per i costumi.

Per questo motivo recentemente si è andato sviluppando il promo–costuming, una particolare forma di cooperazione tra lo studio cinematografico e lo stilista che consegna un’intera collezione fatta e finita per un film.
Il primo esempio di questa collaborazione si ebbe con il già citato caso di Hubert de Givenchy per i costumi di Audrey Hepburn.
Moltissimi stilisti a partire da quel momento hanno iniziato a collaborare con il grande schermo.

Ancora negli anni Sessanta il primo fu Yves Saint Lauren che realizzò i costumi dell’attrice francese Catherine Deneuve per il film Belle de Jour (1967).
Questo episodio ha inoltre inaugurato un intenso sodalizio professionale e una profonda amicizia tra i due che dura ancora.
Lo stilista grazie a questo lungometraggio fisserà per sempre l’estetica dell’attrice rendendola l’icona di una borghesia piena di segreti.
In un film estremamente simbolico come questo gli abiti non fanno eccezione, divenendo manifesto delle fantasie oniriche della protagonista e della sua condizione emotiva e sociale.

Poiché l’immagine è il linguaggio del sogno, il regista Luis Buñuel e Saint Laurent vollero dare ai costumi la responsabilità di contribuire ad esprimere tutto l’immaginario della protagonista.
Altro elemento importante di questo film sono le scarpe che segnano ogni passaggio temporale del film. La protagonista letteralmente passeggia nel proprio inconscio e nel tempo.

Queste ballerine caratterizzate da una grande fibbia in metallo sulla punta sono state disegnate da Roger Vivier. Ancora oggi queste scarpe portano il nome del film e rappresentano uno dei simboli della casa di moda francese.
Un’azienda che ha collaborato tantissimo con il cinema è stata Fendi.
Il sodalizio ebbe inizio con Silvana Mangano che in Gruppo di famiglia in un interno (1974) di Luchino Visconti, arricchì i costumi di Piero Tosi indossando pellicce Fendi.

Hanno indossato le pellicce dell’azienda anche Isabelle Huppert ne La storia vera della signora delle Camelie (1981) di Mauro Bolognini o le Bond Girls di 007 Die Another Day
(2002).
Altre collaborazioni degne di nota, per citarne solo alcune, sono i costumi per l’adrenalinico James Bond in 007 Never Say Never Again (1983) e The Age of Innocence (1993) di Martin Scorsese. In quest’ultimo film la ricercata accuratezza dei costumi è valsa alla costumista italiana Gabriella Pescucci un Oscar nel 1993. Per Evita (1996) Fendi ha vestito Madonna con ricostruzioni fedeli dei capi che hanno consegnato l’immagine di questa donna eroica e volitiva alla storia.
Ancora, Fendi ha contribuito a definire le atmosfere rarefatte de La leggenda del pianista sull’oceano (1998) di Giuseppe Tornatore, con i costumi di Maurizio Millenotti.
In The Royal Tenenbaums (2001) Gwyneth Paltrow indossa per l’intera durata del film un trench di visone miele realizzato negli atelier Fendi, mentre le composta Marisa Berenson in Io sono l’amore (2010) di Luca Guadagnino porta un iconico cappotto ad astuccio.

Portano la firma della casa le pellicce indossate in altri film quali: Femme Fatale (2002) diretto da Brian De Palma, Catwoman(2004) di Pitof, The Devil Wears Prada (2006) diretto da David Frankel, Shoot Em Up (2007) di Michael Davis e Hannibal Rising (2007) di Peter Webber.
Il rapporto continua ancora oggi con la collaborazione per il film Antonia (2014) regia dell’esordiente Ferdinando Cito Filomarino, per il quale Fendi ha realizzato una serie di capi per la protagonista femminile.
Portano la firma dello stilista italiano Valentino i vestiti di Liz Taylor in Ash Wednesday (1973) e quelli indossati da Elle MacPherson nel ruolo della ricca ereditiera in South Kensington (2001).
Oltre a Fendi anche l’azienda di moda maschile Brioni ha realizzato i costumi per l’agente speciale James Bond.

Spetta infatti a questa casa di moda il merito di aver creato gli abiti indossati da Pierce Brosnan in 007 Golden Eye (1995) e 007 Tomorrow Never Dies (1997).
Altro partener ideale per il cinema è Giorgio Armani che con il taglio di un pantalone e il fitting perfetto di un completo è in grado di caratterizzare un personaggio più di quanto potrebbero fare parole e dialoghi. Il sodalizio tra lo stilista Giorgio Armani e il mondo del cinema ha inizio nel 1980 anno in cui realizza gli abiti di Richard Gere per American Gigolò (1980), il film che segnerà per sempre l’estetica degli anni Ottanta. Gere, disinibito e libero con le sue giacche decostruite e le camicie dai piccoli colli, diventa portavoce dello stile Armani in tutto il mondo.
Lo stilista italiano ha collaborato molto spesso con registi di fama internazionale e il cinema ha rappresentato uno dei canali attraverso il quale il suo stile è penetrato in maniera capillare nella cultura di oggi.
La collaborazione di Armani con il cinema prosegue con il film Il diavolo in corpo (1986) per il quale realizza il guardaroba di Maruschka Detmers.
L’anno dopo firma il guardaroba di The Untouchables (1987), un altro capolavoro del cinema che segnerà la storia del costume.

Sono di Armani i costumi di Mary Elizabeth Mastrantonio nel ruolo di un avvocato irreprensibile in Class Action (1991).
Tantissimi altri costumi nella storia del cinema portano la firma di Giorgio Armani, tra questi ricordiamo: i costumi di Ving Rhames nella parte del boss miliardario in Pulp Fiction (1994), i completi indossati da Russell Crowe nel film A Good Year (2006), memorabili restano i vestiti realizzati per Christian Bale nel ruolo di Batman in The Dark Knight (2008) e The Dark Knight Rises (2012) entrambi diretti da Christopher Nolan.
L’ultima collaborazione risale al 2013 per i vestiti stile anni Ottanta di Leonardo DiCaprio per il film di Martin Scorsese, che ha ricevuto una candidatura all’Oscar per i miglior costumi, The Wolf of Wall Strett (2013).

Innumerevoli sono anche le collaborazioni di Nino Cerruti con i divi del grande schermo. È stato lui a vestire Richard Gere in Pretty Woman (1990). Ha inoltre creato gli abiti indossati da Michael Douglas sul set di Basic Instinct (1992) e quelli di Tom Cruise nell’ultimo capolavoro di Kubrik Eyes Wide Shut (1999).
Tantissimi altri stilisti hanno collaborato e continuano a collaborare con il mondo del cinema.
Tra questi ricordiamo: Dolce & Gabbana, Ferragamo, Jean Paul Gaultier, Gucci, Krizia, Prada e Versace.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Cinema e moda: inseparabili. Il cinema come veicolo di diffusione della moda

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Mangione
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Teatro, cinema e spettacolo multimediale
  Relatore: Sandro Volpe
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

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