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La concezione soggettivistica della probabilità di Bruno de Finetti

Il calcolo delle probabilità e il teorema di rappresentazione

Lo studio del concetto di "probabilità" ha caratterizzato gran parte dell’attività scientifica di de Finetti che ha ottenuto la notorietà anche grazie alla proficua collaborazione col matematico e statistico americano L. J. Savage, incontrato per la prima volta in California al Berkeley Second Symposium for Mathematical Statistics and Probability nel 1950, il quale già portava avanti studi paralleli sui calcoli probabilistici.

De Finetti si è interessato anche agli aspetti più filosofici della probabilità ritenendo, ad esempio, che non esiste una vera realtà oggettiva e che la conoscenza di quest’ultima può avvenire solo entro termini probabilistici.
Ciò che ha cercato di mostrare attraverso i suoi studi è che non si può assumere come a priori l’esistenza di un mondo in sé o gli eventi come indipendenti dagli individui che li osservano o, ancora, l’esistenza di una verità inattaccabile e assoluta:

Non v'è più, nella previsione scientifica, una certezza assoluta; v'è soltanto una certa probabilità che può al massimo divenire tanto grande da meritare il nome di certezza pratica.

L’incertezza, secondo de Finetti, è stata spesso trascurata tanto in campo teorico quanto in quello pratico, mentre sappiamo bene quanto essa sia dominante anche nella nostra vita quotidiana.
Questa fu sicuramente una delle tante convinzioni che lo indusse a dedicarsi all’analisi e alla formulazione matematica più scrupolosa del concetto di probabilità, concetto che, nel corso degli ultimi tre secoli, ha assunto sfumature diverse.
La sua è un’impostazione che chiameremo soggettivista distinguendosi da quella classica e da quella frequentista, le quali, agli occhi di de Finetti, avrebbero solo offuscato il vero senso della probabilità.

Quale sarebbe, invece, il vero senso della probabilità secondo Bruno de Finetti? In cosa la sua impostazione è originale, alternativa e, oseremmo dire, radicale?
Il soggettivismo definettiano ha senso solo a partire dalle nostre conoscenze e dal grado di credenza di un soggetto razionale. Questo vuol dire che la teoria soggettivista di De Finetti non fotografa quei fatti che sono condivisi da tutti: dobbiamo porre l’accento sulle personali credenze, su veri e propri stati psicologici dei soggetti.

Da non trascurare il fatto, come si vedrà più avanti, che le nostre credenze non devono essere confuse con l’arbitrarietà dei soggetti: affinché la valutazione individuale possa essere funzionale essa deve essere espressa nel modo più coerente ed equo possibile.

Il soggettivismo, come possibile interpretazione della teoria della probabilità, può farsi risalire alla metà dell’Ottocento per opera dello studioso William Donkin: questi riteneva che la probabilità avesse come oggetto la “quantità di credenza” e sarà proprio quest’ultimo concetto ad avere grande ridondanza nelle opere dei futuri soggettivisti e, in particolar modo, in quelle di de Finetti.

La credenza nella realtà dei fatti è una sorta di sentimento e
la probabilità è il grado di fiducia che un individuo, sulla base delle conoscenze a lui disponibili, attribuisce a un evento o ad un enunciato, la cui verità o falsità gli sono, per qualche motivo, sconosciute.

Stando a ciò la probabilità non avrebbe uno status ontologico ma sarebbe piuttosto un individuo, con le sue credenze, ad attribuire un valore al verificarsi di un evento. Il valore della probabilità non è altro che una misura, una quantizzazione esprimente l’opinione del soggetto in questione che sarà uguale a 1 se il valore corrisponde ad un evento certo oppure sarà uguale a 0 se corrisponde ad un evento impossibile.

L’evento, infatti, sarà più o meno probabile di un altro poichè la conoscenza del mondo può presentare dei gradi di imperfezione e il grado di probabilità assegnato ad un evento da parte di un individuo, stando a quanto ci dice la Galavotti, risulta
misurabile in base alla quota alla quale egli sarebbe disposto ad accettare di scommettere una certa somma sul suo accadimento. […] la probabilità è definita come la quota associata da un simile giocatore ad una scommessa equa, ossia una scommessa che non comporti una perdita o un guadagno sicuri per nessun giocatore.

Una simile interpretazione ha il pregio di fornire comunque un valore alla probabilità, anche nei casi in cui un evento non è ripetibile per sua stessa natura o non è mai accaduto in passato e questo permette alla scuola di de Finetti di sbloccare certe situazioni più complesse e di impiegare il calcolo delle probabilità laddove le altre scuole, quella classica e quella frequentista, sono impossibilitate a farlo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La concezione soggettivistica della probabilità di Bruno de Finetti

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara De Angelis
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Giovanni Camardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

FAQ

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Parole chiave

incertezza
probabilità
de finetti
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