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Nuovi dibattiti sulla teoria degli oggetti inesistenti di Alexius Meinong

Il principio di comprensione: utilità e difficoltà

È possibile, dunque, riferirsi anche ad oggetti contraddittori perché nella filosofia di Meinong vige, come si è visto, il Principio della Libertà di Assunzione (LA) come la chiama Orilia e che Berto chiama Principio di Comprensione (PC). Quest'ultimo scrive che:
Qualsiasi descrizione definita lxα[x] designa esattamente un oggetto che soddisfa la descrizione. Dove l è un descrittore che svolge la funzione di articolo determinativo, così che "lx" si legge: "l'(unico) x tale che…" il che ci dà lo schema: α [lxα [x]], ossia: l'(unico) oggetto x che soddisfa la condizione [αx] è effettivamente α: la montagna d'oro, ossia l'unico oggetto che soddisfa la condizione di essere una montagna è effettivamente una montagna, ed è d'oro.

Questo significa che specifichiamo l'unicità di un oggetto attraverso un gruppo di proprietà come, per esempio, "vive in Baker Street 221b" ed "è un detective" (alludendo naturalmente all'unico oggetto "Sherlock Holmes"!). Supponiamo che α[x] sia la congiunzione di tali proprietà, allora si avrà che qualche oggetto sarà caratterizzato da α[x]. Il (PC), però, provoca alcune conseguenze inaccettabili legati ad incoerenza logica (1) e al fatto che in questo modo è possibile dimostrare l'esistenza di qualsiasi cosa (2). Riguardo a (1) sappiamo che vi sono oggetti aventi proprietà contraddittorie come l'esempio riportato da Quine circa la cupola sferico-quadrangolare del Berkeley Collage:

If, unless Pegasus were, it would be nonsense to say that he is not, then by the same token, unless the round square cupola on Berkeley College were, it would be nonsense to say that it is not. But, unlike Pegasus, the round square cupola on Berkeley College cannot be admitted even as an unactualized possible […]

Il (PC) non ristretto, ritiene Quine, ci costringe allora ad ammettere non solo possibilia ma anche impossibilia nel senso che ci sono cose che violano il Principio di Non-Contraddizione.

Riguardo a (2), invece, tale principio fornisce un argomento valido per dimostrare l'esistenza di ciò che vogliamo. Ad esempio, si considerino le seguenti proprietà: essere d'oro (O), essere una montagna (M), esistere (E).

Berto commenta che:
α [x] = "x è una montagna ∧ x è d'oro ∧x esiste". Il (PC) ci dà Sx(Mx ∧ Ox ∧ Ex) ossia: qualcosa è una montagna d'oro esistente; e da qui l'inferenza a ∃x(Mx∧Ox) è legittima, ossia: esiste una montagna d'oro.

Si è detto precedentemente che l'esistenza per un meinonghiano è una proprietà come tutte le altre così che ci sarebbe una montagna d'oro esistente, anche se questo risulta naturalmente falso. Ma questa forma di meinonghianismo, che Berto nel suo testo lo etichetta come "ingenuo", si mostra incoerente ed esplosivo perché per (PC) tutte le proprietà o condizioni concepibili possono caratterizzare qualche oggetto e perché, poi, sempre per il (PC) "l'oggetto in questione deve letteralmente avere le proprietà e le condizioni che lo caratterizzano".

A questo punto è stato necessario per i continuatori della teoria di Meinong rivedere il (PC) e riformularlo in una forma più ristretta, nel senso che si è ritenuto necessario restringere la classe delle condizioni che caratterizzano gli oggetti in modo che solo alcuni insiemi di predicati possano fornire gli oggetti corrispondenti. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Nuovi dibattiti sulla teoria degli oggetti inesistenti di Alexius Meinong

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara De Angelis
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia della filosofia
  Relatore: Giovanni Camardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

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