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A lezione di Bharatanatyam: processi e pratiche di trasmissione di uno stile coreutico dell'India meridionale

Le narrazioni mitopietiche sul bharatanatyam

Come si è visto nel precedente capitolo, i processi attraverso cui lo stile coreutico conosciuto come bharatanatyam è stato tramandato in epoca coloniale, possono essere interpretati alla luce della politica imperialista inglese che, in un primo momento ha spinto i regnanti dell'India meridionale a ostentare il proprio potere nel contesto delle corti e in secondo luogo ha portato alla definitiva appropriazione della pratica da parte de l' élite urbana di Madras. Riferendosi a Said (1991), che introduce la nozione di “orientalismo” come fenomeno non solo intellettuale ma politico, si può affermare che il bharatanatyam sia parte di un fenomeno culturale ampio, legato ai risvolti che l'attività coloniale ebbe nella vita materiale della popolazione nel subcontinente indiano. Per una parte di essa la danza segnò la fine di una lunga esperienza di trasmissione ereditaria, per un'altra costituì un mezzo attraverso cui ridefinire il proprio status.

Tale necessità derivò non solo dal dilagare, tra l'élite indiana, dell'idea orientalista dell'India autentica, ma fu anche la conseguenza di una serie di trasformazioni politiche ed economiche che ebbero un forte impatto nella vita quotidiana delle persone. Già in precedenza il venir meno dell'autorità politica dei regnanti Nayaka e Maratha a Tanjavur fu un fattore che contribuì alla creazione di una cultura di corte sincretica da cui nacque un repertorio unico, costituendo, nei decenni a venire, la base per la creazione del bharatanatyam odierno. Il potere che le autorità locali avevano fino ad allora custodito dovette in qualche modo essere riutilizzato, incanalandolo, attraverso attività di sostegno e protezione delle arti. Si trattava di trovare nuove forme che fossero in grado di esprimere un senso d' autorità, manifesto e tangibile, rappresentando, in una scena ritualizzata, l'istituzione della corte e tutto ciò che essa significava. A sua volta, del repertorio impregnato dalla volontà di riaffermazione dei re, si appropriò, a partire dai primi decenni del XX secolo, la nuova classe borghese indiana, la cui nascita fu la conseguenza del radicarsi in India del modello industriale europeo e della conseguente urbanizzazione di città come Madras, uno dei maggiori centri coloniali e ovviamente economici dell' Impero britannico.

In questo lungo processo di creazione e di creativa riappropriazione, le figure degli artisti, soprattutto di quelli di genere femminile, dei quali non è rimasta nessuna testimonianza scritta, furono utilizzate come simbolo di ostentazione, fino a che i sentimenti puritani importati dagli inglesi non cominciarono a radicalizzarsi e a entrare nei moderni salotti, dove le élite di Madras erano impegnate nella promozione di eventi mondani, mentre le devadasi mettevano in scena temi d'amore sensuale. Secondo Said, “affermare che la politica, soprattutto nella forma imperialista, influenzi la produzione letteraria, le scienze umane, le dottrine sociali e la storiografia non equivale affatto a tentare di diminuire il valore di questi settori della cultura” (Ivi, p. 17). Al contrario, secondo questa prospettiva, l'importanza di un fatto culturale legato a cause materiali, è tanto grande quanto è la sua effettiva capacità di censurare o di produrre nuove forme, anche espressive.

Il bharatanatyam, emerso come forma di danza classica 'borghese', può dirsi la conseguenza della 'censura', da parte di correnti di pensiero moraliste e tradizionaliste e, allo stesso tempo, dell'attività produttiva di Rukmini Devi e di altri 'inventori della tradizione'. Dal diffondersi dell'idea di un costume sociale autentico, ne conseguì una profonda manipolazione e reinvenzione di ciò che era appartenuto, per diritto ereditario, alle comunità di artisti divenuti marginali. A questo proposito Ram introduce il concetto di 'marginalizzazione' (Ram, 2010), per riferirsi al procedimento con cui, attraverso l'eliminazione della figura della devadasi dal contesto di insegnamento della danza, si creò un discorso nazionalista che divise le pratiche artistiche nella categoria binaria di 'grandi' e 'piccole' tradizioni.

Le devadasi e le loro pratiche vennero ghettizzate essenzialmente attraverso la diffusione di un'idea distorta e miticizzata di ciò che rappresentavano. Secondo Orr (2000) il termine devadasi, che letteralmente significa 'serva di dio', non solo costituirebbe un particolare caso di termine pan-indiano, ma sarebbe in realtà la forma “sanscritizzata” del tamil tevaratiyal. Come dimostra la più volte menzionata testimonianza del brahmino Charry (Charry, op.cit.), che nel suo testo non utilizza mai il termine devadasi, nelle regioni meridionali dell'India d' inizio Ottocento erano presenti varie figure femminili associate alla danza e ai templi, a cui si aggiungevano le cortigiane della cultura Nayaka e Maratha. Il termine devadasi si diffuse successivamente con l'opera retorica di divulgazione dei riformatori sociali, che non solo associarono alla sua immagine la prostituzione, ma contribuirono a diffondere l'idea che di questa pratica vi fosse una componente ereditaria (Orr Ivi).

A trasformare una pluralità di donne in un nucleo unico e definito di genere femminile, contribuirono i resoconti di viaggio di alcuni viaggiatori europei, affascinati dalle figure esotiche delle danzatrici indiane. Tuttavia, mentre in Europa la diffusione di questi racconti arricchì l'immaginario del teatro occidentale attraverso la composizione di opere che ruotavano attorno alle nuove immagini delle bayadères (Bor op.cit.), la figura della donna legata al tempio continuò a rappresentare in India un motivo di discussione, non solo perché le loro danze erano considerate oscene, ma soprattutto perché, non essendo legate a un uomo attraverso il vincolo del matrimonio, costituivano un'eccezione. Un'eccezione che avrebbe continuato a rappresentare un pericolo fino al momento in cui la loro sessualità non fosse stata ingabbiata e tenuta sotto controllo. [...]

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A lezione di Bharatanatyam: processi e pratiche di trasmissione di uno stile coreutico dell'India meridionale

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Informazioni tesi

  Autore: Ester Polauszach
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Antropologia culturale, etnologia, etnolinguistica
  Corso: Antropologia
  Relatore: Franca Tamisari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

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antropologia
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tamil nadu
bharatanatyam
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