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Il modello di valutazione dei rischi psicosociali (VARP) come risposta allo stress lavoro-correlato: un caso applicativo

La valutazione dei rischi psicosociali: il modello VARP

Per quanto riguarda la valutazione dei rischi, la Corte di giustizia della Comunità europea ha sentenziato che il D.Lgs 626/94 ha recepito in modo incompleto la direttiva quadro 89/391/Cee del 16 giugno 1989 che rappresenta la normativa di riferimento per gli Stati membri dell'Ue e che cita implicitamente ed esplicitamente i fattori di rischio psicosociali e quindi sancisce gli obblighi generali del datore di lavoro per la sicurezza e la salute di lavoratori in ogni aspetto legato all'attività lavorativa. Il rischio viene definito come la probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego e/o esposizione e in generale i rischi lavorativi possono essere divisi in rischi per la sicurezza, per la salute e trasversali/psicosociali. I rischi per la sicurezza sono quelli responsabili di incidenti o infortuni cause di danni fisici in conseguenza a trauma fisico; i rischi per la salute sono responsabili della compromissione dell'equilibrio biologico dei lavoratori addetti a operazioni o lavorazioni che comportano l'emissione nell'ambiente di lavoro di fattori nocivi, di natura fisica, chimica e biologica;i rischi trasversali sono stati così definiti perché una disfunzione nelle interazioni di tipo ergonomico, organizzativo e psicologico può produrre danni sia per la salute che per la sicurezza. Cox e Griffiths definiscono i rischi psicosociali come “quegli aspetti di progettazione, organizzazione e gestione del lavoro, nonché i rispettivi contesti ambientali e sociali che potenzialmente possono arrecare danni fisici o psicologici” e identificano come potenzialmente pericoloso l'insieme delle caratteristiche del lavoro.

Quando si vogliono studiare le cause che generano stress all'interno di un'organizzazione una delle maggiori difficoltà consiste nell'avere a disposizione metodologie e strumenti attendibili ed efficaci. Le analisi strumentali possibili sono molteplici e appartengono al campo della psicologia, della medicina, dell'ingegneria e dell'ergonomia. Poiché il rischio dipende dall'interazione tra sorgente di pericolo ed esposizione della persona è proprio la contemporanea presenza di entrambi gli elementi che comporta la possibilità di danno alla persona stessa. Quali differenzesi possono individuare tra la valutazione dei rischi fisici e la valutazione di quelli psicosociali? I rischi fisici sembrano per propria natura come ad esempio le radiazioni, negativi, mentre i rischi psicosociali possono essere definiti come un'interazione tra le caratteristiche e il contesto del lavoro e le caratteristiche soggettive del lavoratore.

Gli interventi possono essere a tre livelli: organizzativo, interfaccia individuo/organizzazione e livello individuale. Secondo gli studi di Heaney e van Ryn l'intervento più diffuso è ancora quello sull'individuo che percepisce uno stato di stress generale, senza comprendere le fonti specifiche da cui esso deriva. Questa visione riduttiva della componente soggettiva ha fatto si che gli interventi correttivi, quando effettuati, venissero realizzati a “valle” solo per ridurre gli effetti degli stressor sui soggetti non intervenendo a “monte” alla riduzione di disfunzionalità organizzative, ma solamente alla riduzione dello stress sul singolo e a migliorare le sue strategie di coping. La letteratura sull'argomento si raggruppa in tre aeree quali:
* Sviluppo di strumenti di misura dello stress individuale accreditati da modelli scientifici; un esempio è fornito da C.L. Cooper che ha prodotto lo strumento Occupational Stress Indicator (OSI), applicato in vari contesti e culture;
* Individuazione delle cause dello stress lavorativo/organizzativo con una metodologia d'indagine specifica, ad esempio il fenomeno del burnout che rappresenta una specifica sindrome da stress cronico diagnosticata dal Maslach burnout inventory (Mbi) e dall'organizational checkup system (Ocs);
* Sviluppo di un approccio multidimensionale per l'analisi del contesto organizzativo il cui strumento più validato nel contesto italiano è il questionario multidimensionale della salute organizzativa (Mohq) di F. Avallone e A. Paplomatas.
* Il modello Va.R.P. –Valutazione dei rischi Psicosociali. Conforme alle indicazioni dell'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro e alle risultanza del progetto PRIMA-EF, lo strumento compone le dimensioni dello stress lavoro-correlato risultanti dalle evidenze scientifiche internazionali e mette in relazione i fattori organizzativi e lavorativi, le caratteristiche individuali-espresse attraverso strategie di coping-e gli effetti di salute sull'individuo. Durante il biennio 2006-2008, nell'ambito del Sesto Programma quadro, l'Unione Europea ha finanziato il Progetto “Psychosocial Risk Management, European Framework” (PRIMA-EF) finalizzato a creare un modello europeo per la gestione dei rischi psicosociali. Questo progetto, coordinato dall'Insitute of Work and Health Organization, University ofNottingham (I-Who), è stato realizzato da un consorzio internazionale costituito da partners europei, quali il BAuA per la Germania, l'Ispels per l'Italia, il Tno per l'Olanda, il Ciop per la Polonia, il Fioh per la Finlandia e ha avuto il supporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e dell'International Labour Organization (Ilo).

Tra i numerosi obiettivi del PRIMA-EF ricordiamo il contributo all'avanzamento dello stato dell'arte nell'area deirischi psicosociali, intesi come stress correlato al lavoro, violenza, molestia e mobbing; lo sviluppo di un modello europeo per la gestione di tali rischi èquello di ottenere sdandard minimi che possono e devono essere messi in atto nei Paesi europei, aprescindere dai contesti lavorativi. Il modello VARP, calibrato sul contesto italiano, si ispira al PRIMA-EFe propone un percorso di valutazione dei rischi psicosociali articolato in cinque fasi:
* identificazione dei pericoli/rischi psicosociali;
*valutazione dei rischi psicosociali;
* attuazione di strategie di controllo del rischio (interventi);
* monitoraggio dell'efficacia delle strategie intraprese;
* rivalutazione del rischio o rischi specifici.
È necessario tener presente che ciò che va valutatonon è “lo stress”, ma il rischioda “stress lavoro-correlato”. Lo strumento è inoltre calibrato sulla dimensione aziendale e quindi validato su differenti campioni di imprese, rappresentative della relativa classe dimensionale.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il modello di valutazione dei rischi psicosociali (VARP) come risposta allo stress lavoro-correlato: un caso applicativo

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Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Bonfanti
  Tipo: Tesi di Master
Master in Management e funzioni di coordinamento delle professioni sanitarie
Anno: 2013
Docente/Relatore: Christian Nardella
Istituito da: Università Telematica Unitelma La Sapienza di Roma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

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Parole chiave

benessere organizzativo
rischi psicosociali
stress lavoro correlato

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