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Disturbi alimentari nella prima fase dell'età adulta: il ruolo assunto dai legami di attaccamento e dalla famiglia

Famiglia e disturbi alimentari

Studiosi appartenenti all’approccio sistemico hanno focalizzato maggiormente la loro attenzione sul contesto familiare; uno dei fattori di rischio nell’eziopatogenesi e nel mantenimento dei disturbi alimentari è un pattern di dinamiche familiari disfunzionali (Selvini, Palazzoli, 1974). In tutte quelle tipologie di famiglie che reputano fondamentali per il benessere vitale di ciascun individuo la magrezza, la dieta e l’estetica, e in modo particolare, se le madri sono propense ad essere perfezioniste, non esclusivamente in ambito alimentare, vi è una maggiore probabilità di avere un individuo con questi disturbi. Le disfunzioni alimentari risultano essere correlate alla regolazione degli affetti e si strutturano in un contesto familiare trascurante da un punto di vista emotivo, ma anche incapace di cogliere le richieste emotive del soggetto implicato (Bruch 1973; Casper 1983).



Per alcuni studiosi (Stern 1985; Taylor, Bagby e Parker 1997; Caretti e Craparo 2008; Caretti, Craparo e Schimmenti 2010; Craparo 2013) la ripetitività comunicativa e relazionale favorirebbe la strutturazione di un’immagine negativa di sé associata a sentimenti di rabbia, colpa e vergogna correlati ad un’insufficiente integrazione psicosomatica. La teoria della “famiglia psicosomatica” dello storico terapeuta familiare, Salvador Minuchin et al. (1975), evidenzia come le famiglie di pazienti affetti da anoressia abbiano delle peculiarità relazionali specifiche: invischiamento, rigidità, iperprotettività ed evitamento del conflitto. Minuchin sosteneva inoltre che un sistema familiare invischiato, percepito come un sistema in cui ciascun componente è coinvolto esageratamente nelle dinamiche di tutti gli altri componenti con un’esagerata preoccupazione per la loro situazione di benessere, molte volte rifletta la propria disfunzionalità in ambito alimentare, anche se nella maggior parte dei casi il problema risulta essere molto più ampio e pervasivo.

Può talvolta accadere che i genitori siano troppo presenti nella vita dei propri figli condizionando esageratamente le loro scelte e lasciando loro uno spazio ridotto di individualità, autonomia e indipendenza. Perciò le varie tipologie di organizzazione familiare che vengono definite “estreme” risultano essere connesse allo sviluppo e al mantenimento di sindromi psicosomatiche nei soggetti in cui i sintomi assumono un’importanza fondamentale nel mantenimento dell’omeostasi del sistema familiare (Minuchin et al. 2007). Risulta perciò chiaro come l’anoressia mentale non risulti esclusivamente essere il comportamento assunto dal singolo individuo ma l’insieme delle interrelazioni di tutti i componenti della famiglia (Minuchin et al, 1978). Nei casi di anoressia emergono infatti sistemi familiari fortemente invischianti che presentano bassi livelli di espressione comunicativa, un maggior evitamento dei conflitti e una palese incapacità di supporto dato che sono basati fondamentalmente sul controllo.

In questi tipi di famiglie perciò la lealtà e la protezione risultano essere più importanti dell’autonomia e dell’autorealizzazione (Minuchin et al. 1978). Nelle famiglie di pazienti affetti da bulimia sarebbe presente invece un elevato livello di conflitti familiari. Solitamente i genitori di soggetti con disturbi alimentari non sarebbero propensi a fornire ai propri figli una relazione affettuosa, amorevole ed empatica che incentivi la formazione dell’identità e la maturazione della personalità, mediante l’inserimento armonico degli elementi del sé in formazione. L’evitamento delle difficoltà esistenti sarebbe funzionale ai componenti della famiglia al fine di mostrare agli altri un’immagine ideale di perfezionismo formata dalla famiglia contenta e unita in cui un falso sentimento sociale maschera la realtà che si cela al di sotto di questa finta apparenza. La famiglia di soggetti affetti da disturbi alimentari appare perciò a primo impatto una famiglia modello: i genitori dedicano quasi la totalità del loro tempo al lavoro e alla casa, come il/la figlio/a che molte volte è il/la primo/a della classe. Questo però risulta essere solo l’involucro della famiglia dato che dietro l’apparenza si cela la mancanza di un’appropriata relazione affettiva tra genitori e figli.

I padri dei pazienti affetti dai disturbi alimentari, spesso distratti e ostili, sono resi insicuri dal successo e dell’apparenza: il/la figlio/a potrebbe allora assumere il ruolo di realizzatore delle aspirazioni paterne, in una dinamica di eccessiva protezione, controllo e atteggiamenti vizianti. Le madri, spesso isolate e disorientate, insicure della propria identità, costruirebbero un legame simbiotico con i figli o, al contrario, un’espulsione affettiva precoce. La famiglia del paziente bulimico, sarebbe solitamente fonte di distorsioni comunicative dove, sotto una facciata quasi perfetta, potrebbero celarsi modelli sessuali caotici, conflitti profondi non superati da parte di entrambi i genitori ma anche vissuti di tipo proiettivo verso l’esterno. Padri e madri di pazienti anoressiche presentano un livello basso della dimensione caratteriale dell’autodirettività, come pure le madri delle pazienti bulimiche, mentre i padri di quest’ultime presenterebbero alterazioni temperamentali della persistenza. Lo sviluppo di un preciso disturbo alimentare, può perciò conseguire ad un evento disturbante e traumatico, come ad esempio un ambiente familiare disarmonico e conflittuale.

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Disturbi alimentari nella prima fase dell'età adulta: il ruolo assunto dai legami di attaccamento e dalla famiglia

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Fratelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università Telematica Internazionale Uninettuno
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Processi cognitivi e tecnologie
  Relatore: Luca Cerniglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

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