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The Exponential Organizations: tra fallimento e innovazione. Il Caso Quirky.

Creatività e innovazione: le keywords dell’imprenditore esponenziale

Cosa rende un’organizzazione più competitiva delle altre? Quali sono i fattori che consentono alla creatività di trasformarsi in vantaggio competitivo per le aziende? «L’innovazione non nasce dal genio solitario, ma dal genio collettivo. Nessun genio solitario, nessun lampo d’ispirazione può bastare, esiste un genio collettivo», sostiene Linda Hill, docente americana presso la Harvard Business School e tra i massimi esperti di leadership e innovazione. Esistono diverse esempi di successo che potrebbero confermare la tesi della professoressa Hill.

Si sente spesso parlare di Steve Jobs e del suo indiscusso trionfo con l’esponenziale Apple, ma non molti conoscono il suo collega e amico Steve Wozniak, senza il quale probabilmente non sarebbe nata la stessa Apple. Grazie ad egli, Jobs ebbe l’opportunità di conoscere l’Homebrew Computer Club, una comunità di appassionati che condivideva idee e conoscenze in ambito di programmazione e tecnologia. Wozniak presentò al Club un computer da lui progettato, e Jobs fece di quel computer il c.d. “Apple One” il quale venne venduto per la prima volta nel suo garage di casa. Con il fondersi della mentalità imprenditoriale di Jobs e delle capacità creative di Wozniak nasce così la società e il successo di Apple, attualmente prima in classifica tra i Best Global Brands e con un fatturato che ammonta a 229,2 miliardi di dollari. L’innovazione potrebbe quindi essere definita come una risoluzione collaborativa di problemi, di solito tra persone con esperienza e con punti di vista differenti. Nel corso degli studi e delle ricerche, la sopracitata docente L. Hill, ha riscontrato che alla base dei team più innovativi ci sono tre caratteristiche fondamentali: abrasione creativa, agilità creativa e risoluzione creativa.

Per abrasione creativa si definisce la capacità delle organizzazioni di creare un c.d. “mercato delle idee”, attraverso il quale si svolgano dibattiti e conversazioni che amplifichino le differenze in modo tale da progettare un pensiero innovativo. La seconda fase, definita come agilità creativa, consiste invece nell’essere in grado di revisionare le idee raccolte in precedenza, riflettere sulle stesse ed eventualmente correggerle. L’ultima fase è una netta distinzione tra momento ideativo e momento decisionale, è la fase della risoluzione creativa, è l’abilità di prendere decisioni riconfigurando le nuove idee ed elaborando soluzioni innovative. Pertanto, anche in presenza di risorse scarse in azienda, la risorsa più abbondante è l’ingegno umano. Creatività ed innovazione procedono di pari passo, come se fossero due facce della stessa medaglia, e il valore del prodotto finale, che esso sia un bene o un servizio, sarà conferito da quanto impegno ci si impiega per raggiungerlo. Un altro fattore importante per la co-creazione di prodotti innovativi in azienda è la contaminazione, intesa nell’accezione più positiva del termine. Si parla dunque di contaminazione di idee, la diversità è una fonte riconoscibile di creatività e innovazione che può fornire una base per un vantaggio competitivo, la creatività potrebbe infatti condurre all’amplificazione dell’investimento poiché, come dice lo scrittore, creative director e architetto Lorenzo Marini: «Le idee producono soldi, mentre i soldi non producono idee». Per citare l’esempio precedente della Apple, anche qui si potrebbe dimostrare come Jobs abbia fatto della sua azienda una concatenazione di elementi creativi essenziali per il suo successo. Marketing, design e tecnologia sono i tre elementi che hanno fatto della Apple la più grande azienda della storia contemporanea. Ciò sta a dimostrare come la creatività non è una specialità, un settore o uno schema standardizzato di un gruppo di “eletti” a cui omologarsi, bensì potrebbe considerarsi come un’attitudine nei confronti del mondo in continuo cambiamento.

In questa cornice si illustra il profilo dell’imprenditore – innovatore, colui che fa dell’innovazione il suo fine ultimo. Nel 1915 l’economista di fama mondiale Joseph Alois Schumpeter, scriveva la “Teoria dello sviluppo economico”, e ne andava già delineando tra le righe la figura dell’innovatore. L’imprenditore dunque, dice Schumpeter è leader di innovazione. Non semplice gestore del processo ma vero e proprio creatore di nuove cornici interpretative. È colui che supera i limiti del possibile, forza della distruzione creativa, rivoluzionario e anticonformista. Si afferma spesso che per creare un prodotto di successo bisogna rispondere alle esigenze dei consumatori, domandandosi quale prodotto o quale servizio sia più “accattivante” per i mercati. Gli imprenditori di maggior successo e quindi i più innovativi, non sempre hanno creato prodotti/servizi che potessero realmente servire ai consumatori, hanno piuttosto creato un bisogno dal quale quest’ultimi non potevano più fare a meno. La caratteristica comune agli imprenditori/innovatori è la capacità di porsi le giuste domande, le più creative in assoluto. Si pensi ai social network che hanno cambiato, fin dalla loro nascita, i bisogni degli utenti del mondo virtuale. Primo fra tutti Facebook, nato dall’idea di un allora studente Mark Zuckerberg e portato al successo da un gruppo di altrettanti studenti. Facebook nasceva con l’obiettivo di allargare le conoscenze tra gli universitari di Harvard, ma in pochi anni diventò il social network più usato al mondo per condividere foto e video, per scambiare messaggi privati e pubblici. È discutibile infatti il bisogno, da parte di questi utenti, di condividere così tante informazioni personali ma come ogni invenzione di successo che si rispetti ha influenzato la vita umana in maniera irreversibile. Facebook, in continuo aggiornamento, vanta attualmente un utile netto di circa 5 miliardi di dollari, decretandola una delle aziende più esponenziali di sempre. Dall’idea di Facebook sono nate tante altre piattaforme di condivisione, che hanno avuto lo stesso successo, si ricorda infatti: Twitter, YouTube, Instagram, Snapchat e LinkedIn. Per ritornare quindi al tema della creatività imprenditoriale e alla capacità di innovare, è utile ricordare una frase dell’ex Chief Executive Officer di Fiat Chrysler Automobiles Sergio Marchionne, il quale in una lettera di benvenuto ai neo assunti scriveva: «Esiste un mondo in cui le persone non lasciano che le cose accadano. Le fanno accadere […] si gettano nella mischia, assaporano il rischio, lasciano la propria impronta».

Questo brano è tratto dalla tesi:

The Exponential Organizations: tra fallimento e innovazione. Il Caso Quirky.

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuela Logozzo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Catanzaro Magna Grecia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Rocco Reina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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Parole chiave

innovazione
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