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Il progetto del gioco a scuola per superare la diversità

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Francesca Caroli Contatta »

Composta da 122 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 30393 click dal 06/07/2010.

 

Consultata integralmente 51 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Per approfondire questo argomento:

Questo articolo è estratto dal documento:

Forme e metodi del gioco didattico nella scuola primaria di Francesca Caroli

Il gioco diventa un strumento didattico dalle grandi valenze educative, nonché catalizzatore di diversi processi, di apprendimenti linguistici, ma soprattutto di integrazione e apertura interculturale.
Il gioco infatti:
- contribuisce al consolidamento della personalità;
- catalizza processi di integrazione in un gruppo eterogeneo;
- coinvolge affettivamente;
- favorisce la crescita ed il dialogo.

La metodologia ludica non va, però, confusa con la semplice presentazione di giochi agli alunni. Il docente ha diversi compiti:
prepara e predispone i materiali sulla base di precise scelte didattiche, struttura attività sia comuni che differenziate per gli alunni,
monitora costantemente i progressi, le difficoltà specifiche che emergono durante il lavoro in classe, prepara nuovi materiali, organizza attività differenziate per il rinforzo o la compensazione di alcune lacune.
Sembra ormai accertata l’importanza che il movimento riveste nell’educazione del bambino, in quanto diventa il modo più diretto che utilizza per entrare in rapporto con gli altri.
Il bambino nelle varie fasi del suo sviluppo percettivo-motorio diventa corpo inteso come mezzo di comunicazione che incontra l’ambiente fisico e sociale, dove il movimento rappresenta l’elemento animatore che gli dà la possibilità di esprimere le sue emozioni e di potersi arricchire di nuove e suggestive esperienze. Da qui l’importanza che assume l’apprendimento cognitivo inteso non più come pura assimilazione di nozioni, ma acquisizione, attraverso una ricerca materiale e psicologica di una conoscenza corporea idonea ed in grado di svilupparsi.

Il fine da raggiungere nei confronti del bambino sia esso non vedente o vedente, non si dissocia da quello relativo alla psicomotricità che ha lo scopo di condurlo verso una migliore conoscenza del suo corpo, fornendogli i mezzi più idonei per vivere un buon rapporto con l’ambiente che lo circonda. Il bambino non vedente, impara con tempi e ritmi diversi ad usare lo spazio circostante e le sue forme differenti e si può rapportare interagendo anche con l’aiuto e la voce dei compagni.