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L'arte letteraria di David Foster Wallace e l'estetica postmoderna

L’ironia: demistificazione e distacco

La sospensione di credulità operata dallo scetticismo non agisce, però, solo nei confronti del mondo empirico, ma si ripercuote all’interno della stessa struttura narrativa: in relazione all’opera di Andrè Gide, Perniola scrive che egli «non crede a quello che racconta», ha cioè nei confronti della stessa narrazione un atteggiamento ironico. L’ironia, infatti, è l’unica forma in cui può avvenire una riflessione metaletteraria. Il paradosso della oggettivazione della soggettività, operata dalla riflessione, può risolversi solo tramite un distacco ironico all’interno della coscienza, come «relazione, all’interno della coscienza, tra due ego, tra due identità».

L’ironia così intesa è, in concordanza a quanto detto per i presupposti di un metaromanzo, di derivazione romantica, ma è a Baudelaire che Paul De Man fa principalmente riferimento nell’analisi di questo tropos letterario. Lo sdoppiamento, il dédoublement di cui parla Baudelaire, «appartiene specificamente a coloro che, come gli artisti e i filosofi, adoperano il linguaggio». L’utilizzo del linguaggio come strumento riflessivo e non come linguaggio ordinario, in pratica l’utilizzo di un metalinguaggio, «divide il soggetto in un io empirico, immerso nel mondo, e in un io che diviene come un segno simbolico, nel suo tentativo di differenziazione e di auto definizione»; una divisione che, a conferma della nostra tesi, ricorda la «scissione dell’io, per la quale, al di sopra dell’io spontaneamente interessato, si stabilisce l’io fenomenologico come spettatore disinteressato», all’interno della riflessione trascendentale husserliana. L’autofondazione riflessiva di cui si è parlato può avvenire solo attraverso la sospensione di credulità nella fattualità empirica del mondo e operando una scissione rispetto al piano meramente empirico, per trasferirsi su di un piano fondativo che è stato definito trascendentale. Questa autoconoscenza riflessiva può avvenire però, secondo De Man, solo attraverso una “caduta”, intesa, anche in senso teologico, come perdita dell’innocenza e come conoscenza dell’inautenticità del nostro linguaggio, rispetto alla natura. Scrive De Man:
"L’io ironico, sdoppiato, che lo scrittore o il filosofo costituiscono attraverso il proprio linguaggio non sembra possa affiorare se non a spese dell’io empirico, cadendo (o risollevandosi) da un livello di adattamento mistificato verso la conoscenza della propria mistificazione."
L’ironia risponde, quindi, ad una demistificazione, che è poi il proposito principale del metaromanzo. Demistificazione dell’ingenuità del realismo inteso come mimesis passiva ed accentuazione del carattere costruttivo del processo narrativo, dell’opera letteraria in sé e del suo unico strumento, il linguaggio. Seguendo Schlegel, De Man definisce l’ironia anche come “parabasi” ossia come l’intrusione demistificante dell’autore che «serve ad impedire che il lettore, troppo facilmente coinvolto nella contraffazione, possa confondere realtà e invenzione e dimenticare l’essenziale negatività di quest’ultima». Il distacco ironico è, quindi, da intendere sostanzialmente come essenziale ad un’autoriflessione, qual è quella del metaromanzo, che abbia come fine lo smascheramento di ingenuità e convenzioni realiste.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'arte letteraria di David Foster Wallace e l'estetica postmoderna

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Nicita
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Giuseppe Patella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 183

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