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Il Trattato di Maastricht e il Patto di Stabilità e Crescita: rigore o flessibilità?

La Banca Centrale Europea. Il principio di indipendenza e il problema della responsabilità

Gli statuti della Bce enfatizzano la stabilità dei prezzi ancor più di quanto non facciano quelli della Bundesbank. Il Trattato ha infatti accolto due importanti principi, presenti anche negli statuti della banca centrale tedesca. Il primo è che obiettivo primario della Bce dovrà essere la stabilità dei prezzi (art.

105). Il secondo è l’indipendenza politica, una condizione necessaria perché si eviti il finanziamento dei deficit di bilancio, nazionali ed europei, stampando moneta.

Se la banca centrale altro non fosse che un’appendice del ministero delle Finanze (come avviene in molti paesi del mondo) sarebbe inevitabile che essa finisca per finanziare i deficit. Il principio d’indipendenza politica è allora condizione necessaria per rendere possibile il conseguimento del primo obiettivo (la stabilità dei prezzi). Così si esprime il testo del Trattato sulla questione dell’indipendenza politica della Bce:

“Nell’esercizio dei poteri e nel perseguimento dei compiti e dei doveri conferiti loro dal Trattato […], ne la Bce ne una banca centrale nazionale, ne alcun membro dei loro organismi decisionali dovrà demandare o prendere istruzioni da organismi o istituzioni della Comunità, da qualunque governo di uno stato membro o da qualunque altro organismo (art. 107)”.

Inoltre nel Trattato vi è la seguente proposizione: “Il Trattato proibisce agevolazioni di conti scoperti o qualunque altro tipo di agevolazioni creditizie con la Banca Centrale Europea o con le banche centrali nazionali agli organismi e alle istituzioni della Comunità, ai governi centrali, regionali o alle autorità locali e alle autorità pubbliche, e l’acquisto direttamente da loro di strumenti di debito (art. 104)”.

I redattori degli statuti della Bce avevano ben presente la basilare asimmetria delle caratteristiche dei vari paesi membri ed i loro diversi obietti nell’unirsi all’Uem. Di conseguenza si sono preoccupati di assicurare che la Bce, almeno sulla carta, sia un’istituzione indipendente, simile alla Bundesbank. Si può dire che addirittura il linguaggio utilizzato dai redattori degli statuti della Bce è ancora più rigido sull’inflazione e l’indipendenza politica rispetto agli statuti della Bundesbank. In effetti l’indipendenza politica della Bce è e potrà essere maggiore di quella della banca centrale tedesca.

Infatti, mentre una semplice maggioranza parlamentare in Germania può cambiare lo statuto della Bundesbank, modificare lo statuto della Bce sarebbe molto più difficile. Tali modifiche dovrebbero passare per una revisione del Trattato di Maastricht e richiedono l’unanimità.
Mentre, come appena visto, il Trattato è molto esplicito per quanto concerne il principio dell’indipendenza politica della Bce, non è così riguardo il problema della sua responsabilità. Il problema della responsabilità si manifesta su un duplice piano. In primo luogo, è la società civile (rappresentata dai politici) che dovrebbe scegliere gli obiettivi della banca centrale (e non il contrario).

Il Trattato è però così vago in proposito che è possibile/probabile che si verifichi l’opposto e che sia quindi la Bce a fissare gli obiettivi. Vi è il rischio perciò che nascano delle tensioni ogni volta che la Bce dovesse perseguire obiettivi non condivisi dalla società: come ad esempio nel caso in cui essa opti per un valore obiettivo del tasso di inflazione troppo basso, o assegni scarsa importanza, rispetto alle aspettative dell’opinione pubblica, alla stabilizzazione a breve termine della produzione. Nell’opinione pubblica potrebbe così generarsi il sospetto che la Bce non sia più legittimata, sospetto che potrebbe minacciare la sopravvivenza nel lungo periodo dell’unione monetaria.

In secondo luogo, vi è il problema della responsabilità in senso stretto. Fissati gli obiettivi, deve esistere una qualche procedura di valutazione del loro grado di raggiungimento. Nel caso vengano percepiti degli scostamenti significativi, dovrebbe esistere un meccanismo sanzionatorio atto a spingere verso un riequilibrio. E’ pur vero che è previsto che la Bce deve dare prova di trasparenza e di chiarezza riguardo ai motivi delle sue azioni, ed il Trattato le impone obblighi di rendiconto (deve pubblicare con cadenza settimanale la situazione contabile consolidata dell’eurosistema, che espone tutte le transazioni monetarie e finanziarie effettuate nella settimana precedente; è tenuta inoltre a pubblicare un rapporto sull’attività del Sebc almeno una volta ogni tre mesi, nonché a presentare al Parlamento Europeo, al Consiglio ed alla Commissione un rapporto annuale sulle sue attività e sulla politica monetaria perseguita nell’anno precedente ed in quello in corso).

Va detto però che il Trattato di Maastricht non prevede una vera e propria procedura di controllo dell’operato della Bce. A tal proposito, è interessante notare che l’attività della Bundesbank (il modello di banca centrale seguito) è ben più controllabile di quello della Bce. In effetti, le norme giuridiche che assegnano responsabilità e doveri alla Bundesbank possone essere modificate a maggioranza semplice dal parlamento tedesco, una modalità molto diretta per obbligare la banca centrale tedesca ad esprimere correttamente gli interessi della società. Invece, per quanto riguarda la Bce, gli statuti della banca sono parte integrante del Trattato e possono quindi essere modificati solo all’unanimità. La società ha pochi strumenti quindi per costringere la Bce a rispettare le deleghe conferite.

Andrebbe quantomeno istituito un meccanismo sanzionatorio, come ad esempio le dimissioni del consiglio direttivo in caso di scostamenti significativi rispetto agli obiettivi, o qualche altro meccanismo correttivo. L’indipendenza politica garantita alla Bce è un prerequisito necessario, ma non sufficiente. Il problema principale relativo al funzionamento della Bce riguarda quindi l’equilibrio tra indipendenza e responsabilità. Il Trattato di Maastricht, che è molto esplicito sulla questione dell’indipendenza politica, è invece vago sotto il profilo della responsabilità e del controllo dell’operato della Banca Centrale Europea. Come qualsiasi altra istituzione, invece, la Bce dovrebbe essere soggetta ad una valutazione esterna ed oggettiva, in grado di valutare se i risultati conseguiti sono o meno in linea con gli obiettivi, non solo economici ma anche politico-sociali, e prevedere conseguentemente meccanismi e correttivi che consentano ritarature delle linee guida.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il Trattato di Maastricht e il Patto di Stabilità e Crescita: rigore o flessibilità?

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Pasquali
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Marco Toniolli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 148

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