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Tutela previdenziale e tutela civilistica per gli infortuni sul lavoro

Asbestosi e Silicosi

L'asbestosi è una tipologia di malattia derivante dall'amianto, materiale usato prevalentemente in edilizia sul finire dell'800 in Europa e solo nei primi anni del 1900 in Italia.
L'amianto è un materiale altamente pericoloso a causa delle sue fibre particolarmente friabili che disperdendosi nell'aria una volta inalate possono portare a gravi patologie, come asbestosi e pleuropatie benigne o addirittura a patologie neoplastiche.
Dagli anni ‘80 alcuni Paesi europei hanno iniziato ad imporre limitazioni nell'uso dell'amianto, fino ad arrivare a proibirne quasi totalmente l'utilizzo nei primi anni ‘90 in quanto si sono rese necessarie delle misure a tutela della salute pubblica.

In Italia al fine di uniformare la nostra normativa alla disciplina comunitaria in materia d'amianto, nacque la Legge n. 275 del 1992 il cui obiettivo è stato oltre a di eliminare totalmente il materiale questione, definirne le tipologie di fibre e rifiuti, di disporre un'integrazione salariale per i lavoratori che operano in imprese che lavorano o estraggono amianto e disporre i prepensionamenti per i lavoratori venuti in contatto con tale materiale.
L'art. 13 della Legge in questione distingue tre categorie lavorative di aventi diritto alla tutela: i lavoratori nelle miniere o cave d'amianto e i lavoratori che hanno contratto la malattia professionale a causa dell'esposizione all'amianto, in entrambi i casi non è necessario un periodo minimo di esposizione al rischio, né una soglia minima di concentrazione.
Infatti, nel primo caso è estremamente pericolosa l'attività lavorativa in sé e nel secondo è sufficiente il riconoscimento dell'esistenza della malattia professionale.

Infine la terza categoria è quella dei lavoratori che sono stati assicurati per un decennio con l'assicurazione obbligatoria per le malattie professionali derivanti dall'esposizione all'amianto, sottoposta a gestione Inail, per i quali viene richiesta oltre all'esposizione decennale, il requisito della concentrazione che deve essere superiore ai limiti di prevenzione fissati dal D.lgs. del 15-08-1991 n. 277.
In realtà alcuni autori eccepiscono che questo decreto apporti una contraddizione insanabile nell'ordinamento, i limiti suddetti data la loro natura preventiva non possono non porsi in contraddizione con il fine previdenziale (volto alla riparazione del rischio non pervenuto) in quanto vengono rapportati a situazioni in cui non si utilizzava questo ambito di prevenzione.
Inoltre l'art. 13 contempla solo i lavoratori soggetti all'assicurazione obbligatoria di gestione Inail, ma l'interpretazione costituzionalmente orientata imponeva di applicarla a qualunque lavoratore esposto a rischio amianto; la disciplina è stata estesa ai lavoratori delle Ferrovie dello Stato precedentemente esclusi.
Esiste nella normativa una contraddizione, in riferimento a tutti quei lavoratori pensionati per vecchiaia o invalidità prima del 1992, ai quali il risarcimento non spetta.

La questione è ancora più paradossale poiché si presume che questi siano stati maggiormente esposti all'asbesto, a causa del mancato utilizzo di precauzioni in epoche in cui non erano ancora messi in evidenza, né erano prevenuti tali rischi.
Inoltre questi lavoratori, non hanno diritto neppure a una rivalutazione contributiva della propria pensione.
Sull'argomento sono state sollevate censure d'incostituzionalità per violazione dell'art. 3 e dell'art. 38 della Costituzione.
La Cassazione ha assunto un atteggiamento negativo sulla questione ritenendo che fosse più sensato incrementare l'anzianità assicurativa e contributiva nei confronti dei lavoratori ancora non pensionati, rispetto che corrispondere un incremento economico a chi godeva già di una pensione, ed era già in possesso di questi requisiti.
Auspicabile sarebbe stato un sistema che tenesse conto di entrambe le esigenze, nonostante ciò questo ha stabilito la Suprema Corte nella sentenza del 25 Ottobre 2001 n. 13195.

Questa tornando successivamente sull'argomento ha affermato che l'inapplicabilità dei benefici non violi l'art. 3 e l'art.
38 della Costituzione, in quanto si ritiene più adeguata l'attribuzione della pensione a coloro che hanno più necessità di incrementare l'anzianità contributiva.
Inoltre il beneficio può essere riconosciuto per quei lavoratori che prima della Legge del 1992 erano titolari di un assegno di invalidità senza la necessità dello stato di “occupazione”, per i quali può essere incrementata l'anzianità assicurativa per ottenere le prestazioni che si ricollegano alla cessazione dell'attività lavorativa.
Una nuova disciplina è stata introdotta dalla Legge del 24 novembre 2003 n. 326 volta ad alleggerire il peso finanziario dello Stato, ha ridotto quindi il beneficio contributivo del 50%, riducendo al 25 % la rivalutazione dei contributi pensionistici per il periodo ultradecennale di esposizione.

Termina così l'esodo dei lavoratori del settore amianto verso l'accesso alla pensione e tale provvedimento ha lo scopo di far conseguire un beneficio ai lavoratori, esposti all'amianto in ragione del rischio subito.
La legge del 24 dicembre 2007 n. 244 ha istituito un Fondo per le vittime dell'amianto gestito dall'Inail a favore di tutte le vittime che hanno contratto patologie derivate dall'amianto, anche se attualmente non è stato ancora emanato un regolamento attuativo. [...]

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Tutela previdenziale e tutela civilistica per gli infortuni sul lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Imara Martelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Siro  Centofanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 193

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