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Modelli internazionali di legalizzazione ed impatto economico in Italia del modello Colorado

Benefici e costi della legalizzazione delle droghe leggere

Prima di iniziare con un’analisi più approfondita occorre chiarire la differenza tra legalizzazione e liberalizzazione, concetti spesso confusi ma in realtà estremamente differenti:

“Legalizzare significa spostare tutto quanto riguarda la produzione, la distribuzione e la vendita di stupefacenti sotto il controllo dello Stato. Significa creare un tessuto di regole, diritti e doveri. Liberalizzazione è tutt’altro.

E’ privare il commercio e l’uso di ogni significatività giuridica, lasciarlo senza vincoli, disinteressarsi del problema, zona franca. Invece legalizzare è l’unico modo per fermare quel silenzioso, smisurato, violento potere che oggi condiziona tutto il mondo: il narco-capitalismo” (R. Saviano, 2014).

Liberalizzare significa quindi assoggettare la cannabis ed i suoi derivati al libero mercato, come un qualsiasi prodotto da supermercato: in caso di completa liberalizzazione del mercato, dunque in assenza di una specifica tassazione correttiva, il prezzo di questo prodotto tenderebbe a diminuire ed i consumi aumenterebbero. Dal momento che la cannabis è un prodotto consumato nella maggior parte dei casi in combustione, indipendentemente dal fatto che faccia più o meno male delle sigarette o più o meno male di altre droghe (questioni che verranno affrontate nei paragrafi successivi), l’ottimo sarebbe almeno non incrementare i consumi: è quindi necessario un controllo diretto e specifico da parte dell’autorità governativa su questo fenomeno per contenere le dimensioni del mercato attuale e contemporaneamente far emergere lo stesso dall’illegalità con tutte le conseguenze che ne derivano, per questo motivo ci si concentrerà nell’analizzare prevalentemente i due strumenti alternativi di controllo: proibizione e legalizzazione, i quali, attraverso la leva del prezzo, consentono di mantenere i consumi entro determinate soglie socialmente accettabili.

L’efficacia di una o dell’altra via è strettamente dipendente dal sistema di valori propri della comunità di riferimento: diverse comunità infatti, avendo uno schema valoriale diverso, percepiscono in modo diverso benefici e costi di una o dell’altra politica, il che ne determina l’efficacia o meno quando implementata. Riferendoci all’esempio del proibizionismo riportato nell’introduzione, l’imposizione del proibizionismo degli alcolici negli USA nei primi del ‘900 non riuscì a raggiungere l’obiettivo preposto di ridurre significativamente il consumo, il consumo non solo non diminuì bensì ai problemi legati agli alcolici se ne aggiunsero altri; in alcuni paesi islamici invece, il proibizionismo sugli alcolici funziona, è generalmente rispettato e non ci sono significativi “effetti collaterali”. Questo dimostra che la scelta deve essere coerente con il sistema di valori prevalenti nella popolazione, altrimenti risulta poco efficace.
Nelle società occidentali si sta avendo una progressiva presa di coscienza del fatto che il proibizionismo non sia efficace nell’abbattere i consumi, grazie anche ai dati provenienti da quei paesi pionieri nella legalizzazione come Olanda e Colorado: se prima i favorevoli alla legalizzazione erano visti semplicemente come una fastidiosa minoranza fuori luogo, ora il panorama sta mutando, seppur lentamente.
Riferendoci all’Italia sono ormai anni che la questione cannabis rimbalza tra gli ordini del giorno del Parlamento nelle diverse legislature, tuttavia non si è ancora giunti alla soluzione più benefica per tutti: la legalizzazione, nei prossimi paragrafi si spiegherà perchè.

Sia proibizione che legalizzazione sono strumenti potenzialmente equivalenti nel contenere i consumi entro una determinata soglia ma sono strumenti profondamente diversi dato che diversa è la distribuzione del benessere che implicano: il proibizionismo genera un aumento del prezzo a danno dei consumatori e specularmente a vantaggio dei venditori, la legalizzazione, dunque presenza di tassazione specifica, trasforma i profitti del mercato in fonte di gettito erariale, il che va a vantaggio della collettività, anche a riparazione degli eventuali danni derivanti dal consumo di cannabis. La differenza sostanziale dei due sistemi sta dunque in quello che in letteratura è chiamato “doppio dividendo delle imposte correttive”: non solo la tassazione correttiva è efficace nel contenere i consumi, primo dividendo, ma consente anche la riscossione di un gettito fiscale, secondo dividendo. (Marco Rossi, Questione Cannabis: le ragioni della legalizzazione 2018).
Di seguito un’analisi approfondita delle due alternative in considerazione.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Modelli internazionali di legalizzazione ed impatto economico in Italia del modello Colorado

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Ficci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Francesco Dal Santo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

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