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Le scrittrici della Grande guerra. Matilde Serao e Virginia Woolf

La questione della donna e il rapporto con i movimenti femministi

La figura della donna è trattata ampiamente nella narrativa delle due scrittrici, ma attraverso due prospettive differenti.
Come si è visto nel primo capitolo, un tema che ricorre nella narrativa della Serao è il suo atteggiamento antifemminista: Banti lascia intendere che la scrittrice partenopea condanna le sue simili che aspirano alla parità di diritti per proteggersi da chi la accusava di svolgere una professione maschile.
Soprattutto le donne che rivendicano la parità giuridica sono il bersaglio preferito di Serao; il movimento suffragista viene criticato aspramente dalla scrittrice, in quanto accusato di allontanare la donna da quello che deve essere il suo compito naturale: la dedizione verso la famiglia e il lavoro domestico.
Soltanto nella veste di “angelo del focolare” la donna viene riconosciuta positivamente, dal momento che questo è l’unico ruolo che le è stato assegnato per natura dall’uomo.
Per questo il movimento femminista viene considerato da lei un pericolo per la società italiana, in quanto esporrebbe la donna a molte conquiste politiche che non le spettano di diritto.
Serao crede fermamente in questo, tanto è vero che, nella sua collaborazione a La donna, rivista diretta da Sibilla Aleramo, invia articoli di argomento femminile, evitando però questioni delicate come l’emancipazione femminile.

In un articolo pubblicato sul Mattino, intitolato Si prega di non confondere, mette in guardia i lettori a non giudicare e femministe come “vere donne”.
In molti romanzi Serao si dimostra attenta verso i problemi del lavoro femminile delle classi meno abbienti come mondine, operaie, maestre e telegrafiste (Serao ottenne il diploma da maestra e lavorò per i telegrafi dello Stato per diversi anni). Pur eleggendo le donne a destinatarie privilegiate dei suoi scritti la sua visione però rimane conservatrice, e l’unico augurio che può rivolgere alle protagoniste di tali opere è la speranza che possano sposarsi e mettere su famiglia.
Alla luce del conservatorismo e dell’ideologia piccolo-borghese che stanno alla base del suo atteggiamento antifemminista, Serao diventa un punto di riferimento per quei lettori benpensanti e conservatori che non auspicano cambiamenti all’interno della società.
Come suggerisce Schilardi, l’antifemminismo di Serao è anche il riflesso di una struttura economica, quella meridionale, legata a rapporti arretrati agrario-feudali in cui era necessario tener salda l’unità famigliare anche per poter contare su un più elevato numero di braccia.
L’atteggiamento nei confronti del movimento femminista è assimilabile a quello che si ritrova negli ambienti “conservatori illuminati” che da una parte si battevano contro lo sfruttamento delle operaie che necessità e non scelta aveva condotto fuori di casa, e dall’altra rifiutavano di considerare il problema della donna come questione sociale.

Si spiegano in questo modo le chiusure di Serao, soprattutto la sua battaglia contro il voto alle donne, e si motivano le sue prese di posizione contro il movimento femminista e contro quelle donne che intraprendono mestieri maschili, stravolgendo il naturale ruolo di madre e moglie:

Il mito metafisico della scienza positivistica andava a incontrare il mito religioso della natura e di un suo imitabile ordine, e si precludeva nel problema della donna la comprensione della sua servitù come fatto storico e come tale mutabile, come si precludeva l’intendimento dell’origine e della crisi della famiglia e del nuovo strutturarsi della produzione del lavoro nella società e quindi le possibilità di comprendere che il lavoro femminile era ormai una realtà in strati larghissimi della popolazione… Continuando a parlare di differente missione della donna, - la donna madre – e guardandone il lavoro come una triste necessità si poneva al limite non la dissoluzione della servitù femminile, ma un riscatto della donna dal lavoro attraverso un miracolo economico che permettesse alla femmina di dedicarsi tutta alla conservazione del genio della specie.

Se nei suoi romanzi Serao esprime la propria posizione sulla “questione femminile” descrivendo la situazione di disagio e di ristrettezze economiche che le donne, soprattutto in ambito lavorativo, sono costrette a sopportare, bisogna tenere in considerazione questa attenzione verso le problematiche femminili innanzitutto in virtù del suo ruolo di prosatrice: da scrittrice di romanzi destinati a un pubblico di estrazione piccolo-borghese e per lo più di genere maschile, Serao ha il dovere di scrivere racconti con trame che risultino gradevoli per ottenere un più ampio successo, e questo è uno dei motivi per cui le sarebbe impossibile, anche volendolo, andare contro le “regole del gioco”.
Viceversa, un leimotiv che percorre tutta la produzione di Woolf è il proposito di mettere in luce le disuguaglianze di genere che la sua epoca impone alle donne. Va ricordato che all’autrice non fu concessa la possibilità di studiare in una scuola pubblica, come fu permesso invece ai fratelli maggiori.
Oggi Virginia Woolf viene annoverata da alcuni critici come una delle “grandi madri” del femminismo: sebbene lei si distaccasse dall’aggettivo femminista, che considerava anacronistico, la portata delle questioni che pone in difesa del genere femminile rende inevitabile tale associazione. A partire dalle considerazioni personali che si trovano nelle lettere e nei diari della scrittrice emerge il ritratto di una donna che soffriva terribilmente le limitazioni che la società vittoriana imponeva al suo genere.
Woolf diventa attivista all’interno dei movimenti femministi per il suffragio alle donne e riflette più volte, nei suoi scritti, sulla condizione femminile di quel tempo. Lo fa in particolare nel saggio A Room of one’s own, pubblicato nel 1929.

In questo scritto il femminismo di Virginia si manifesta in una delle sue più famose citazioni: “una donna per poter scrivere ha bisogno di avere soldi e di una stanza tutta per sé”.
Due sono i motivi che spiegano secondo l’autrice l’assenza delle donne dalla letteratura: la dipendenza economica dagli uomini e l’impossibilità per la donna di condurre una vita autonoma, dal momento che rimane confinata nell’ambito domestico.
L’esclusione delle donne dalla società ha privilegiato gli uomini, i quali hanno goduto del tempo e delle condizioni economiche necessarie per dedicarsi alla scrittura, mentre le donne sono state private della capacità di esprimere le proprie idee pubblicamente.
Woolf parte dalla constatazione della repressione attuata dalla società patriarcale in cui è cresciuta nei confronti del genere femminile, soprattutto nel campo dell’istruzione. Dopo questa premessa, la scrittrice britannica analizza il rapporto storico tra le donne e la letteratura, notando come fino al Settecento una donna, per quanto dotata di talento, non avrebbe avuto spazio all’interno di una società maschilista e scettica nei confronti delle capacità del genere femminile.
A sostegno di questa analisi viene offerto un esempio significativo: l’autrice immagina cosa sarebbe successo se Shakespeare avesse avuto una sorella straordinariamente brava in campo letterario. Sicuramente non sarebbe mai diventata famosa quanto il fratello, dato che nella Londra cinquecentesca era impensabile che una donna si dedicasse a simili attività; viene ricordato che alle donne era vietato perfino recitare.
La rassegna della storia della letteratura continua toccando il Settecento e l’Ottocento, periodi in cui le scrittrici venivano accolte con derisione dal mondo della letteratura, tanto che erano costrette a celarsi dietro pseudonimi maschili.
Nonostante ciò, il punto di forza espresso nell’opera è: “io non ho bisogno di odiare nessun uomo: non può ferirmi e non può darmi nulla”.
La tesi sostenuta da Woolf è che l’educazione, se è stata lacunosa per le donne da moltissimo tempo, lo è stata soprattutto anche verso gli uomini, perché ha sviluppato in loro le caratteristiche più deplorevoli: volontà di sopraffazione sulle donne, sete di potere e superbia.
Il saggio di Woolf, molto chiaro per lo stile scorrevole adottato, si configura non come un attacco rivolto agli uomini ma piuttosto come una rivendicazione da parte di un gruppo di persone, per anni trattate come esseri socialmente e culturalmente inferiori e relegati alla domesticità, che vuole appropriarsi del ruolo che è loro dovuto.
A Room of one’s own è un saggio capace di indirizzare la lotta femminista tenendo però conto di un fattore importante, la necessità di non equiparare i due sessi che, per natura, presentano delle diversità specifiche:

Sarebbe un gran peccato se le donne scrivessero come gli uomini, o vivessero come loro, o assumessero il loro aspetto; perché se due sessi non bastano, considerando la vastità e la varietà del mondo, come potremmo cavarcela con uno solo?

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Le scrittrici della Grande guerra. Matilde Serao e Virginia Woolf

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Informazioni tesi

  Autore: Cecilia Cattini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Cultura
  Relatore: Ilaria Biagioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

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