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La soggettività internazionale degli individui: una questione ancora aperta?

Ruolo dell’individuo nel diritto internazionale ambientale

In questo paragrafo ci soffermeremo sul ruolo degli individui nel diritto internazionale ambientale, vedendo come il rispetto dell'ambiente costituisca ormai un limite alla sovranità degli Stati e sia comunemente ritenuto necessario presupposto per l'esercizio di altri diritti individuali, in primis quello alla vita, poiché non è possibile vivere decorosamente in ambienti insalubri.
A partire dalla seconda metà del ‘900 si è fatta strada l'idea, oggi ferma convinzione, che l'ambiente sia patrimonio dell'umanità e vada preservato da alterazioni irreversibili, potenzialmente letali per tutti gli esseri viventi. Anche il diritto, in particolare dei paesi occidentali, al pari di ogni altra scienza, è ormai caratterizzato da una profonda sensibilità nel settore ambientale.

Essendo la tutela ambientale una esigenza emersa in periodi relativamente recenti, le consuetudini internazionali in materia non sono particolarmente numerose; fra di esse, meritano di essere ricordate il c.d. divieto di inquinamento transfrontaliero e il principio dello sviluppo sostenibile, cioè di una economia rispettosa della natura, in un'ottica di solidarietà generazionale, onde evitare che il peso di una crescita fuori controllo ricada sulle generazioni future peggiorandone la qualità della vita e compromettendo l'ambiente.

In considerazione del differente contributo al degrado ambientale globale, gli Stati hanno responsabilità comuni ma differenziate: i paesi sviluppati riconoscono la responsabilità che incombe loro nel perseguimento internazionale dello sviluppo sostenibile date le pressioni che le loro società esercitano sull'ambiente globale e le tecnologie e risorse finanziarie di cui dispongono, che si impegnano a trasferire in favore degli Stati in via di sviluppo.
In attuazione del Decimo Principio della Convenzione di Rio del 1992, che individua nella partecipazione della società civile la pietra miliare dello sviluppo sostenibile, il 25 giugno 1998 è stata firmata ad Aarhus, in Danimarca, la “Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l'accesso alla giustizia in materia ambientale”, poi entrata in vigore nel 2001. Essa si differenzia dai precedenti atti normativi di soft law in materia ambientale in quanto, essendo un vero e proprio trattato, è vincolante per le Parti contraenti e direttamente invocabile dai cittadini. Oltre alla Convenzione di Rio, nel preambolo vengono richiamate la Carta mondiale della Natura, adottata con la risoluzione dell'Assemblea Generale n. 37/7 del 28 ottobre 1982, e la Carta europea sull'ambiente e la salute, adottata a Francoforte l'8 dicembre 1989.

Il bene giuridico primariamente tutelato dalla convenzione è l'ambiente; viene altresì riconosciuto il diritto di ogni persona di vivere in un ambiente “atto ad assicurare la sua salute ed il suo benessere” e il dovere di tutelare e migliorare l'ambiente nell'interesse delle generazioni presenti e future. Per potere esercitare tale diritto ed adempiere tale obbligo i cittadini devono avere accesso alle informazioni, a partecipare ai procedimenti decisionali ed avere accesso alla giustizia ambientale. Un più ampio accesso alle informazioni ed una maggiore partecipazione ai procedimenti decisionali “migliorano la qualità delle decisioni e ne migliorano l'efficacia”, “contribuiscono a sensibilizzare il pubblico circa le tematiche ambientali, in modo da poter esprimere le proprie preoccupazioni e considerazioni e permettere alle autorità pubbliche di tenerne debito conto. La Convenzione riconosce particolare importanza agli individui, alle organizzazioni non governative ed in generale all'intero settore privato ai fini della tutela dell'ambiente, sancendo che essi debbano avere accesso a meccanismi giudiziari efficaci, in grado di tutelare adeguatamente i loro diritti ed interessi legittimi ed assicurare il rispetto della legge.
Con tale Convenzione gli Stati contraenti si impegnano a garantire il diritto di accesso alle informazioni, di partecipazione del pubblico ai procedimenti decisionali e di accesso alla giustizia in materia ambientale, allo scopo di tutelare il diritto di ogni persona di vivere in un ambiente idoneo ad assicurarne salute e benessere, salva ogni disciplina nazionale che preveda una più ampia tutela ambientale (la Convenzione non può pertanto essere interpretata come limitativa, restrittiva o in deroga a diritti eventualmente sanciti a livello interno).

Ciascun individuo di Stati parte della Convenzione ha il diritto di accedere liberamente alle informazioni ambientali. Le autorità statali sono tenute al rilascio dei documenti contenenti tali informazioni o a pubblicarle; l'eventuale diniego deve essere adeguatamente motivato e notificato al richiedente. Al pubblico deve essere garantita la partecipazione a processi decisionali riguardanti specifiche attività impattanti sull'ambiente, nella fase iniziale, in modo gratuito ed effettivo (es. attraverso l'indizione di referendum consultivi, non vincolanti per le amministrazioni), nonché all'elaborazione di regolamenti o strumenti normativi vincolanti di carattere generale.
Al fine di assicurare l'effettività della tutela ambientale e individuale, la Convenzione prevedere che gli Stati parte devono assicurare che ogni soggetto che ritenga che la propria richiesta di informazioni sia stata ignorata, immotivatamente respinta o, ancora, che non abbia ricevuto una risposta adeguata possa esperire ricorso dinnanzi ad un organo giurisdizionale o ad altro organo terzo ed imparziale previsto dalla legge (quindi anche un organo amministrativo o arbitrale che presenti tali caratteristiche). Le decisioni adottate da tale organo sono vincolanti. Il ricorso può essere proposto oltre che da individui anche da organizzazioni non governative (Wwf, Greenpeace), non soltanto contro autorità pubbliche, ma anche contro soggetti privati (per es. concessionari di pubblici servizi). La proposizione del ricorso giurisdizionale non preclude altri rimedi di natura amministrativa, né si richiede il previo esaurimento di altri strumenti di tutela eventualmente previsti nel diritto interno.
La Convezione in parola parte dall'assunto che l'ambiente vada salvaguardato in un'ottica di sviluppo sostenibile, affidando agli individui un ruolo cardine nella preservazione dell'ecosistema, il che ci pare confermare il crescente rilievo da questi assunto, posto che non devono più “subire” le decisioni degli Stati, ma possono, qualora lo vogliano, concorrere positivamente alla formazione delle decisioni ambientali.
Nel prosieguo della trattazione analizzeremo la disciplina nazionale ed europea in materia di diritto di accesso alla giustizia ambientale.
[...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La soggettività internazionale degli individui: una questione ancora aperta?

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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Samperi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marcella Distefano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188

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