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NATO Interventions post-Cold War: an Assessment of the Adaptive Capabilities and Future Perspectives of the Atlantic Alliance

Why is budget relevant for NATO?

The budget issue, although it could seem nothing more than a technical or economic question, it is strategically relevant for NATO for at least two reasons.

Firstly, not reaching the benchmark could create a security vacuum in Europe: in fact, since 1949 the United States has been the guarantee power of Western Europe; after the end of the Cold War, although the U.S. troop presence in Europe has been continuously reduced the overall security guarantee remained in place and was even extended to large parts of Eastern Europe.

Yet the continued reliance on the transatlantic partner halted that process that was supposed to make European countries stakeholders in their own security: Europeans have all but increased their military spending, so that the more the United States disengage from Europe to shift their strategic focus on the Asia-Pacific region, the more the chance for the creation of a security vacuum in a region exposed to threats both from the East and the South increases.

For the United States, taking its distance from Europe is not so much a matter of choice as it is a matter of necessity, since as President Barack Obama noted “all trends are shifting to the Pacific”, meaning that the most important area on which to bet and invest on global stability will most likely not be Europe.

Yet it is true that so far the transatlantic partner has always been there to help its partners of the Old Continent, lastly and most notably after the Ukrainian crisis, when it increased its troop presence in Europe as well as its funding of European defence efforts such as the Readiness Action Plan, and went out of its way organizing tank parades and the forward-deployment of heavy military equipment.

Although this behaviour can easily be explained with the fact that, although Europe has lost some of its strategic importance in relative terms, it is still too important to the United States to simply abandon, it certainly sent the wrong message to European countries, that are still fundamentally dependent on the U.S. for their security to this day.

The Ukrainian crisis, therefore, exemplifies the U.S. dilemma: it cannot continue to subsidize the Old Continent’s security, but it cannot suddenly reduce its commitment without risking a security crisis.

Quite paradoxically, President Donald Trump’s rhetoric, a colorful blend of threats of leaving and lecturing but with little action taken on those threats, seems to be the balance between these two non-viable options.

For sure it is a wonky balance, and can only last as long as there is not a real and immediate threat and the traditional Washington support for Europe does not erode: in that time, European states should start moving in the right direction.

Secondly, not only during the Wales Summit committed to spend 2% on their GDP on defence, but also to use at least 20% of that budget to invest in major equipment and consequently also in Research and Development, which will be necessary if the Alliance is to keep a military margin on any potential adversary - a military margin that translates into advanced technologies and techniques that could not otherwise be developed, and that are necessary considering the multiplicity of threats that the current global system poses to NATO members.

Furthermore, all the innovative initiatives and projects that have been discussed so far - and whose importance for NATO’s adaptation to an age that poses not only military, but also political and cultural challenges on those in charge of guaranteeing security, is beyond question – need to be properly funded in order to become common practice and be coherently integrated in traditional military planning, or else the Alliance is destined to remain anchored to the past, eternally reacting to a security environment that it is no more capable of interpreting. [...]

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NATO Interventions post-Cold War: an Assessment of the Adaptive Capabilities and Future Perspectives of the Atlantic Alliance

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Informazioni tesi

  Autore: Shary Mitidieri
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Daniela Pioppi
  Lingua: Inglese
  Num. pagine: 144

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