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Circolarità e induzione nel metodo della variazione eidetica in Husserl

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Cavicchini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Filosofia
  Corso: L-5
  Relatore: Roberto Mancini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

L’esperienza, per Husserl, rimanda alle oggettività individuali, «è definita in tal modo come un riferimento diretto all’individuale», e la sua evidenza è «ultima e originaria», è un punto di partenza per successive argomentazioni. Inoltre, quando è intesa nel suo senso più ampio, ci mostra tutta la sua ricchezza in due diversi aspetti: se da un lato l’oggetto della conoscenza resta fissato nella sua datità individuale, nelle sue note singolari propriamente e fattivamente esperite, dall’altro rinvia ad un indefinito e ampissimo orizzonte di conosciutezza e familiarità tipiche, che contribuisce in maniera determinante a dotare di un senso l’esperienza stessa.
L’epoché, con i suoi momenti della riduzione fenomenologico-trascendentale ed eidetica, è solo uno degli strumenti che possono consentirci di studiare questa trasformazione del mondo in orizzonte, «attraverso questo nuovo atteggiamento io vedo che il mondo nel suo tutto, e così tutto ciò che è in modo naturale, è per me, solo in quanto vale per me con il suo senso determinato».
In "Esperienza e Giudizio", invece, uno strumento conoscitivo che ci permette di esplorare questo orizzonte di senso e le sue possibilità è rappresentato dal metodo della variazione eidetica: è un processo che ci conduce all’afferramento intuitivo delle essenze e alla formazione di concetti puri, capaci di esibire una necessità a priori e di prescrivere regole a tutte le singolarità e in particolare a quelle empiriche.
Il metodo non ha mancato di essere materia di interpretazioni divergenti, forse anche di veri fraintendimenti: la letteratura che abbiamo analizzato mostra come gli studiosi si mostrino lontani da un pieno accordo non solo su quanto la variazione eidetica si propone come obiettivo ma anche sui suoi principi operativi. Le obiezioni più serie ci sono subito sembrate da una parte quella che individuerebbe una circolarità operante in una certa misura nel metodo e dall’altra quella secondo la quale il processo non sarebbe nient’altro che una generalizzazione induttiva, incapace quindi di fornirci necessità a priori.
La Tesi difende la posizione husserliana giustificandola attraverso la lettura di "Esperienza e Giudizio" nonché della letteratura scientifica sull'argomento.

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  Anno: 2015-16
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  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

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INTRODUZIONE 1. Un metodo ingombrante La fenomenologia pura, come avverte di voler mostrare Husserl nelle prime righe della sua introduzione di Idee I, vuole essere la scienza fondamentale della filosofia e si propone come una scienza essenzialmente nuova. Lo farà con un atteggiamento così profondamente diverso che ogni significato del termine “fenomeno” subirà una modificazione rispetto a quello che ci presentano le scienze a noi familiari. Si tratterà prima di tutto di operare una modificazione dell’atteggiamento naturale e la realizzazione di questa vera e propria “attitudine fenomenologica” rappresenta il primo difficile compito da assolvere. 1 C’è una importante questione di metodo quindi che si profila fin dalle mosse iniziali, perché una scienza che si affaccia per la prima volta sulla scena deve poter fronteggiare un clima inevitabilmente scettico e perciò «essa non solo deve sviluppare il suo metodo e conquistare conoscenze di nuovo tipo per cose di nuovo tipo, ma deve anche procurare la massima chiarezza circa il senso e la validità del metodo attraverso cui può tenere testa a tutte le più gravi obiezioni» 2 . Un compito importante della fenomenologia consisterà inoltre nel fare la massima chiarezza circa la propria stessa essenza e quindi anche sui propri principi metodologici. 1 E. Husserl, Ideen zu einer reinen Phänomenologie und Phänomenologischen Philosophie I, Den Haag, Martinus Nijhoff, 1976; trad. it. V. Costa, Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, Libro I, Torino, Einaudi, 2002 p. 3 [1] 2 Ibid., p. 158 [121]

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Parole chiave

fenomenologia
giudizio
induzione
riduzione
esperienza
variazione
husserl
circolarità
eidos
eidetico

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