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Musicoterapia: la riscoperta di antiche conoscenze alla luce della scienza moderna

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Claudia Farci Contatta »

Composta da 84 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 502 click dal 12/10/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Claudia Farci

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apprendimento di tipo olistico, dove si cerca attraverso musica, movimenti e colori un'armonia totale a livello psico-fisiologico, utilizzato appunto nelle scuole steineriane. Negli Stati Uniti sul fmire degli anni Quaranta ci furono i primi approcci di terapia musicale per gli ex soldati della Seconda guerra mondiale che soffrivano di esaurimento nervoso: si utilizzavano musiche registrate contro ansia, insonnia e stress. C'era però una richiesta di maggiore specificità da parte della comunità scientifica: scienziati di orientamento Comportamentista si sono dedicati a misurare, tramite EEG, i cambiamenti dei parametri fisiologici in relazione all'ascolto della musica. Il procedimento Comportamentista prevede la somministrazione di uno stimolo e la lettura della risposta, questo approccio però mostra un limite: il non prendere in considerazione l'uomo nella sua globalità. Un fondamentale contributo alla Musicoterapia è stato apportato da Rogers che, con la psicologia umanistica, ha dato l'input per considerare l'uomo nella sua unità, mettendo in luce l'importanza dell'aspetto relazionale. Da lui in poi la Musicoterapia assume un carattere attivo, basandosi sul rapporto interattivo tra paziente e terapeuta. Anche la psicoanalisi ha posto l'accento sull'importanza degli aspetti relazionali e nella Musicoterapia la relazione profonda che si instaura tra terapeuta e paziente dà luogo al transfert. Nel 1950 la Musicoterapia trova un proprio spazio nell'ambito pediatri co, rivelandosi un mezzo terapeutico efficace in patologie come autismo, psicosi ed handicap vari. Negli anni Sessanta il Cognitivismo affronta il rapporto madre-bambino: il rapporto cresce, a livello preverbale, attraverso dei messaggi che bambino e madre si inviano reciprocamente, creando una sincronizzazione che porterà, alla fine, alla parola. Questa forma di sincronizzazione non verbale può verificarsi anche nella Musicoterapia e può portare il paziente a una regressione al livello materno­ fetale. In Portogallo, precisamente a Lisbona nell'Istituto Calouste Gulbenkian già negli anni Sessanta si agiva in fase di ricerca sperimentale, su bambini cerebrolesi, ottenendo dei risultati positivi. Attorno agli anni Settanta l'interesse degli psicologi si rivolge verso l'utilizzazione della musica in attività terapeutiche, con relativo studio delle relazioni che la musica può provocare nel 12
Estratto dalla tesi: Musicoterapia: la riscoperta di antiche conoscenze alla luce della scienza moderna