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Il serpente in letteratura. Casi esemplari tra il Settecento e i giorni nostri

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere

Autore: Riccardo Zuliani Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 173 click dal 09/03/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Riccardo Zuliani

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10 tal epoca, ma come luogo in cui sono andate a confluire, per poi distanziarsene e giungere altrove, istanze superiori - “di lunga durata”, per dirla alla Braudel - svincolate dalla volontà dell’autore ma legate ad un’esigenza di tipo strutturale e, per questo motivo, ricorrenti in opere anche molto diverse tra loro. 1.3 Il fondamento simbolico ne Gli animali parlanti È fuor di dubbio che contenutisticamente Gli animali parlanti sia principalmente ed eminentemente una storia politica. Ciononostante, non va trascurato che all’interno del suo poema Casti abbia sistematicamente fatto trapelare intenti che, nel presentarsi quali cifre autonome dell’opera, tendono a discostarsi da ogni filiazione troppo immediata. Nel caso specifico, ci è parso che l’abate di Acquapendente, nel momento in cui si sia accinto a comporre il suo grande apologo, abbia inteso “fare piazza pulita” rispetto a quanto maturato nel solco stesso della tradizione letteraria “animalesca”. Perché è indubbio che alle spalle de Gli animali parlanti vi sia una millenaria produzione di favole ed apologhi 36 , così come non si può certo fare a meno di notare il fittissimo seppur velato dialogo che l’opera intrattiene con tutta una serie di scrittori precedenti, dai teorici della politica (per esempio Machiavelli) ai padri della poesia italiana (Dante, Petrarca 37 etc.); cionondimeno, vi sono presenti elementi che tendono esplicitamente a porre Gli animali parlanti in un binario a sé stante. Come se, in qualche modo, il poema castiano più che avere l’intenzione di essere il migliore tra tanti, volesse diventare scaturigine dei tutti. Una storia di animali che fosse una prima storia, slegata da tutte le accumulazioni di significato che nel corso della tradizione s’erano andate associando a determinati animali, facendone dei tipi generici ed in qualche modo fissati. La volpe associata all’astuzia, il leone alla regalità, il serpente alla malvagità etc. Casti, ricordiamolo, già nella Prefazione aveva inteso rivendicare per il suo poema l’indipendenza da tutte quelle opere che avevano reso gli animali simboli vincolati a determinate caratteristiche umane. Certo, anche ne Gli animali parlanti la volpe assumerà il ruolo di dissimulatrice e menzognera ministra del re il quale, a sua volta, 36 Per citare un solo esempio che non è detto fosse noto a Casti ma cionondimeno esemplificativo di un’intera tradizione: il Libro de le bestie di RAIMONDO LULLO è un testo la cui nota più caratteristica è di architettare una serie di aneddoti a incastro che andando a formare una sorta di mise en abyme dell’opera, di fatto rendono l’opera una mise en abyme della letteratura “animalesca”. 37 A questo proposito non possiamo fare a meno di citare un caso che ci è parso particolarmente perspicuo. Il canto decimosettimo de Gli animali parlanti, tra i più brevi e celeri dell’intero poema, narra della profezia che il Corvo pronuncia in presenza del Can Barbone e dei due Levrieri. Essa, tanto oscura quanto manifestamente sbilenca, viene proferita in un’atmosfera ove le forze della Natura esprimono liberamente la propria dilagante potenza. In questo gioco antifrastico tra reale magnificenza naturale e presunta grandezza corvina, non si può non notare come la strutturazione del canto ricalchi il famoso sonetto petrarchesco Rapido fiume che d’alprestra vena (F. PETRARCA, Canzoniere, Feltrinelli, Milano, 2013, CCVIII), tanto nel fluido andamento quanto nel contenuto “fluviale”. Se per esempio l’attacco invocativo iniziale «Tu che rapida puoi scorrer per entro» non può da solo fondare il collegamento, l’atmosfera complessiva del canto in abbinata ai versi 3-4 dell’ottantesima sestina («Ahi, che io veggio sgorgar d’alpestre vena/ fiume di sangue, ed inondarne i campi») difficilmente non rievocherà il sonetto in cui Petrarca affidava al fiume ed alla sua rapidità il compito di «basciar» per primo il «piede» dell’amata.
Estratto dalla tesi: Il serpente in letteratura. Casi esemplari tra il Settecento e i giorni nostri