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''La Gerusalemme Liberata'' negli arazzi ricamati di Palazzo Mirto a Palermo. Una camera ricamata siciliana del XVIII secolo.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere

Autore: Eliana Andriolo Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 126 click dal 28/04/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Eliana Andriolo

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14 Capitolo II – La pittura ad ago II.1 Il ricamo nella storia Il ricamo è stato praticato sin dall’antichità per decorare e arricchire l’abbigliamento, gli interni delle abitazioni, e gli oggetti di uso quotidiano, oltre i parati religiosi. Insieme ai tessuti, ai tappeti e agli arazzi sono stati usati per coprire le pareti, i pavimenti, i mobili, per dividere gli ambienti, sia nelle abitazioni private che negli edifici religiosi. Nelle occasioni di feste, sono stati utilizzati anche per adornare l’esterno dei palazzi e le strade. Ricami sono stati eseguiti sui più svariati materiali, come il cuoio e la paglia, e con vari tipi di filato. Oltre la lana, la seta e il cotone, sono stati usati filati d’oro e d’argento, pietre preziose, perle, coralli, smalti, e altro ancora 28 . Il ricamo non ha una funzione pratica e si presta quindi ad essere sfoggiato come simbolo di lusso e di prestigio sociale, diventando nel tempo un vero e proprio status-symbol. Si tratta infatti di un bene molto costoso, in quanto richiede maestranze specializzate, lunghi tempi di realizzazione, e l’acquisto di materiali preziosi come la seta, l’oro e l’argento. Sugli antichi monumenti egizi è possibile ammirare raffigurazioni di personaggi avvolti nei loro abiti ricamati. Nella Bibbia si racconta di sottilissimi veli ricamati, realizzati in Egitto e in Babilonia. Anche gli storici latini descrivono i pregiati tessuti ricamati che vengono importati dall’Oriente 29 , usati per l’abbigliamento, per gli interni delle abitazioni, per gli stendardi che ornavano i teatri, i colonnati delle basiliche, i palazzi. Inizialmente i ricami sono realizzati con lana e lino, ma con l’arrivo dalla Cina della seta, questa diventa il filato principe per la sua messa in opera. I Cristiani cominciano ad utilizzare i filati d’oro per dipingere con l’ago le storie dei Santi, alla maniera bizantina. Il poeta bizantino Silenziario decanta la bellezza e la raffinatezza dei ricami d’oro eseguiti sui tessuti che decoravano la chiesa di Santa Sofia. E da Bisanzio giungono i primi ricamatori in Occidente. Dall’XI secolo i ricami più rinomati sono quelli siciliani. Con la conquista araba dell’isola e l’introduzione di nuove tecniche di realizzazione, si diffonde e prospera l’arte della tessitura e del ricamo. I Normanni creano un Opificio Reale 30 , che realizza drappi commissionati e pagati a peso d’oro delle case reali e dai rappresentanti della Chiesa. L’Opificio sorge quasi certamente dentro o 28 Per una storia del ricamo cfr. F. Fiori, M. Zanetta Accornero, Il ricamo in Italia dal XIV al XVIII secolo, Novara2002; A. Fabra Bignardelli, Ricamare il tempo: storia del ricamo in Sicilia dal XIV al XX secolo, Palermo, 2013; E. Salvi, Il ricamo nella storia dell’arte,Milano,1928; M. Shutt, S. Muller-Christensen., Il ricamo nella storia e nell’arte, Roma, 1965;E. Ricci, Ricami italiani antichi e moderni,Firenze, 1925. 29 Il ricamo veniva anche chiamato frigio, ad indicare la sua provenienza dalla Frigia. 30 L’Opificio Reale normanno prese il nome di Tirazo Thiraz, che in arabo significa ricamoe che indicava la fascia con l’iscrizione onorifica che veniva ricamata o tessuta sulla stoffa che vi veniva prodotta. Dall’arabo deriva anche la parola rakam, da cui l’italiano ricamo.
Estratto dalla tesi: ''La Gerusalemme  Liberata'' negli arazzi ricamati di Palazzo Mirto a Palermo. Una camera ricamata siciliana del XVIII secolo.