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Iperrealtà, Modernità Liquida, Surmodernità. Prospettive sugli “eccessi” del postmoderno in Baudrillard, Bauman, Augé

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Filosofia

Autore: Irene Franceschini Contatta »

Composta da 157 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 586 click dal 19/10/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Irene Franceschini

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10 stretto: in particolare, esse risultano dotate di un fascino ipnotico perché, come notava già Marcuse, riproducono capillarmente quella che Jameson ora chiama «rete globale decentrata», 24 che costituisce l’ordine e il controllo espressi dalla terza fase del capitalismo mondiale. La tecnologia costituisce la maschera meccanica e dissimulatrice di una realtà ben più minacciosa, tanto più subdola quanto più risulta capace di rendersi impercettibile, perfino impossibile. Le numerosissime teorie di complotti e cospirazioni, declinate in manifestazioni narrative e cinematografiche che si accaniscono proprio sugli aspetti iper tecnologici della società, si qualificano come tentativi (seppure degradati) di pensare, immaginare, raccontare quella che viene avvertita come una totalità impossibile – perché eccessiva – del sistema mondiale contemporaneo. 25 Le analisi di Marcuse e Jameson risultano concordi nell’evidenziare come nell’età contemporanea il concetto di tecnologia sia inscindibile da quello di comunicazione, nella misura in cui lo sviluppo tecnologico comporta un parallelo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa, i quali a loro volta si rendono efficaci e soprattutto piacevoli veicoli di controllo insospettabile (ai più) e capillare. 26 I mass media sono colpevoli della massiccia mercificazione e materializzazione della cultura. La diffusione metodica e illimitata di cultura, in tutte le sue forme ed attraverso tutti i canali di comunicazione possibili, ne svuota ogni contenuto artistico per assimilarne ed annichilirne ogni possibilità di critica, di antagonismo; il potere della negazione svanisce dinanzi alla scomparsa di qualsivoglia tensione tra attuale e possibile, per culminare in «un pluralismo armonioso, dove le opere e le verità più contraddittorie coesistono pacificamente in un mare di indifferenza». 27 È interessante notare che, nel descrivere l’oscenità della comunicazione, del suo evidente eccesso, e dei suoi effetti sulla cultura, entrambi i filosofi si richiamano – mutatis mutandis – all’esempio della musica e della sua diffusione “industriale”. Da un lato Marcuse si scaglia contro la musica (classica) di sottofondo in cucina e al supermercato, che certamente trova una nuova diffusione e una nuova vita, ma come un classico ormai “altro da sé”, privato della propria forza antagonistica di verità; 28 dall’altro lato Jameson riflette invece sull’operazione 24 F. Jameson, Postmodernismo, cit., p. 53. 25 Cfr. ivi, p. 54, e sotto, p. 41, nota 109. 26 Cfr. S. Best, D. Kellner, Postmodern Politics and the Battle for the Future, cit., p. 289. 27 H. Marcuse, L’uomo a una dimensione, cit., p. 74. 28 Ivi, p. 77.
Estratto dalla tesi: Iperrealtà, Modernità Liquida, Surmodernità. Prospettive sugli “eccessi” del postmoderno in Baudrillard, Bauman, Augé