Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Biofortificazione con selenio e interazioni con il metabolismo dello zolfo in Valerianella

Laurea liv.I

Facoltà: Agraria

Autore: Giovanni Mian Contatta »

Composta da 47 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 153 click dal 27/10/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Giovanni Mian

Mostra/Nascondi contenuto.
10 assumere dopo i processi di trasformazione. Le pratiche agricole sono di fondamentale importanza poiché permettono di incrementare le dosi di questi elementi nei vegetali (Graham et al., 2007). Tra queste, è di particolare rilevanza, la fertilizzazione. Tutti i fertilizzanti contengono macronutrienti quali N, P, K e S e solo alcuni fertilizzanti, specifici per micronutrienti, contengono elevate dosi di Zn, Mo, Co, I, Ni e Se. L’impiego di questi ultimi può avere effetti significativi sull’accumulo di microelementi nella parte edibile dei vegetali (Allaway, 1986). Ad esempio, studi condotti in Pisum sativum hanno dimostrato che l’incremento della concentrazione di Zn nel substrato di coltivazione, a livelli in eccesso rispetto a quanto richiesto per una normale crescita, porta a un accumulo di Zn nei semi (Peck et al., 1980; Welch et al., 1974). Uno studio condotto in Finlandia (zona povera di Se nei suoli) ha dimostrato come l’aggiunta di Se nei fertilizzanti applicati ai suoli coltivati abbia addirittura portato un incremento di Se nella popolazione finlandese (Mäkelä et al., 1993). 1.5 Il Selenio e la sua importanza per la salute umana Il Selenio (Se) è un micronutriente molto studiato sia in ambito medico, per le notevoli implicazioni che ha nella salute umana, che in ambito vegetale per le ripercussioni che un suo accumulo può avere nella fisiologia della pianta e nella nutrizione di animali ed esseri umani. Questo elemento, il cui nome deriva da quello greco della luna (Selene), è stato scoperto nel 1817 dal chimico svedese Jakob Berzelius. Ha un peso atomico pari a 78,96 e presenta proprietà chimiche comparabili allo zolfo (S). Infatti, come quest’ultimo, possiede 5 stati di valenza: seleniuro (−2), Se elementare (0), tioselenato (+2), selenito (+4), e selenato (+6) (Lauchli, 1993). Lo stato ossidativo dipende principalmente dalle condizioni redox e dal pH dell’ambiente in cui si trova: ad esempio il selenato tende ad essere maggiormente presente in ambienti aerobici e con valori di pH neutri ed alcalini, mentre il Se elementare e il seleniuro dominano in ambienti anaerobici. Il Se esiste anche in forma organica (Se-metionina, Se-cisteina e relative forme metilate) e in forme volatili, come il dimetilseleniuro (DMSe), il dimetil-diseleniuro (DMDSe), il dimetil-selenone (Reamer e Zoller, 1980). L’interesse per il Se è nato inizialmente per la sua tossicità, in particolare nel sud ovest degli Stati Uniti, dove è marcata la presenza di suoli ricchi di questo elemento. Infatti, da analisi condotte su animali che si alimentavano di colture presenti in questi terreni, è emerso che il selenio provocava avvelenamento con conseguenze molto gravi nel bestiame. Basti pensare al caso del generale Custer, che sarebbe potuto sopravvivere al suo ultimo viaggio verso Little Bighorn se i suoi rinforzi
Estratto dalla tesi: Biofortificazione con selenio e interazioni con il metabolismo dello zolfo in Valerianella