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Disturbi dello spettro autistico. Una descrizione clinica

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Maria Cristina Defraia Contatta »

Composta da 106 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 224 click dal 21/06/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Maria Cristina Defraia

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9 “Sembra che viva in un mondo tutto suo”, è l’espressione tipica, ormai classica, con cui tutti, a cominciare dai genitori, si riferiscono al comportamento di questi bambini (Kanner, 1943, Barale e Uccelli, 2006). Tali bambini non sembrano ricercare il contatto con altri esseri umani, a cominciare dai genitori. Il deficit di interazione sociale può esprimersi in vari modi e molteplici punti di vista, tra cui per esempio la mancanza del contatto oculare. Questi bambini non ricercano lo sguardo del genitore, oppure tengono il loro abbassato o distolto. Si può notare inoltre assenza o mancanza condivisa, ossia che essi non interagiscono con l’interlocutore cercando di condividere con lui qualcosa. I bambini autistici invece appaiono immersi in un isolamento sociale, che tuttavia appare diverso di altri tipi di personalità, come per esempio la personalità schizoide. La loro sembra una fondamentale incapacità relazionale di tipo più grave, più primitivo, resistente ai tentativi di coinvolgimento emotivo. Donald Meltzer, uno psicoanalista, autore tra l’altro di un importante studio sull’autismo, ha coniato il termine di stato mentale autistico, come uno stato caratterizzato da un essenziale vuoto a livello emotivo (Meltzer, 1975). Il secondo fattore tipico dell’autismo di Kanner è il deficit significativo nello sviluppo del linguaggio. Alcuni dei bambini osservati da Kanner erano completamente non verbali. Altri invece avevano un bagaglio linguistico limitato a poche parole. Il linguaggio del bambino autistico non solo è carente, ma anche estremamente peculiare. Quello che sembra più deficitario sono le componenti pragmatiche e conversazionali del linguaggio, laddove quelle sintattiche in particolare e anche semantiche possono essere meglio preservate. È come se il linguaggio fosse fortemente limitato proprio nelle sue fondamentali caratteristiche sociali, in conseguenza di un deficit di fondo del soggetto a entrare in normale comunicazione con altri, che deriva proprio inizialmente da questa peculiare incapacità relazionale. Il linguaggio di questi bambini può essere deficitario nell’uso dei pronomi si nota spesso nei bambini autistici un’inversione pronominale, come per esempio l’uso del tu per riferirsi all’io. Inoltre può esserci ecolalia, cioè: ripetizione meccanica tra sé e sé, di parole udite in precedenza. Kanner notò in questi bambini anche una terza costellazione di sintomi precisa anch’essa assai singolare: la ripetitività il bisogno ossessivo di vivere in un mondo fatto di cose prevedibili e stereotipate.
Estratto dalla tesi: Disturbi dello spettro autistico. Una descrizione clinica