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Le scrittrici della Grande guerra. Matilde Serao e Virginia Woolf

Estratto della Tesi di Cecilia Cattini

Estratto dalla tesi: Le scrittrici della Grande guerra. Matilde Serao e Virginia Woolf
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In un altro passo l’autrice loda il coraggio del soldato napoletano: “buon soldato napoletano, che sai 
batterti sino al sacrificio (…) tu che sai toccare le cime dell’eroismo (…) tu che sai combattere, 
vincere e morire”.
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Viene mostrata l’estrema semplicità dei soldati napoletani, che “con mano inespertissima” hanno 
difficoltà a scrivere le cartoline alle donne che li attendono a casa, ma nonostante ciò mandano 
notizie alle proprie madri, come hanno promesso di fare prima di partire:  
 
(…) Ma ne giungono delle molte più ingenue, scritte a grossi caratteri puerili, fatte di poche frasi, quasi 
sempre le stesse, ma che contengono, per il figlio che le ha scritte, per la madre che le legge o se le fa 
leggere, sempre qualche cosa di suggestivo.
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La descrizione del soldato napoletano è sempre accompagnata al riferimento delle condizioni socio-
culturali della Napoli di inizio Novecento, le cui piaghe sociali erano il degrado urbano, l’estrema 
povertà della popolazione e l’analfabetismo diffuso.
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Per questo la scrittrice napoletana menziona di frequente le classi sociali più umili, in particolare i 
contadini che hanno dovuto lasciare la campagna e la propria famiglia per andare a combattere, e di 
loro ne tesse sempre le lodi.  
Parlando della corrispondenza, Serao mostra la modalità con la quale vengono informati i famigliari 
a casa: dalle lettere inviate dal fronte emerge una certa reticenza da parte dei soldati nel riportare i 
dettagli dello scontro bellico nella sua interezza, probabilmente per non allarmare ulteriormente i 
propri cari, già ansiosi per la loro assenza. A questo aspetto si aggiunge anche la presenza della 
censura che li obbliga a parlare solo di determinate cose. Gli uomini al fronte parlano delle lunghe 
“ore di battaglia” e, cercando di trasmettere positività ai famigliari rimasti a casa, li rassicurano 
delle proprie condizioni di salute, raccontano che la guerra è ormai finita e che gli austriaci sono in 
fuga.
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Leggendo le prime pagine, il lettore si accorge immediatamente che non vi sono elementi che 
documentino non precisione gli eventi bellici. Come nota Silvia Zangrandi, manca da parte 
dell’autrice una registrazione lineare dei fatti: sono imprecisi gli accenni alle numerose battaglie 
combattute sull’Isonzo e la battaglia di Verdun, una delle più grandi carneficine della prima guerra 
 
13
 E stateve allegramente, ibid., p. 41. 
14
 Ibid., p. 42. 
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 Un resoconto dettagliato della “questione meridionale” lo si trova ne Il ventre di Napoli, celebre romanzo della 
scrittrice partenopea pubblicato nel 1884.  
Malgrado gli sforzi compiuti dal governo Depretis per risanare la città, Serao rimane critica nei confronti della politica, 
di cui rimprovera gli interessi speculativi e il fatto di aver lasciato i poveri al loro stato di indigenza.  
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 Una raccolta di lettere dei soldati in cui si riscontrano le questioni evidenziate da Serao si trova in appendice in 
L’officina della guerra, la Grande guerra e le trasformazioni del mondo mentale, Torino, Bollati Bolinghieri, 1991, di 
A. Gibelli, e in F. Croci, Scrivere per non morire. Lettere dalla Grande guerra del soldato bresciano Francesco 
Ferrari, Genova, Marietti, 1992.

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Le scrittrici della Grande guerra. Matilde Serao e Virginia Woolf

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Informazioni tesi

  Autore: Cecilia Cattini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Cultura
  Relatore: Ilaria Biagioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

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femminismo
grande guerra
scrittrici prima guerra mondiale

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