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Diritto d'autore e App

Informazioni tesi

  Autore: Domenico Morero
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gianluca Bertolotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

Le applicazioni mobili (o App) sono in grado di creare un legame con la disciplina del diritto d'autore, considerata la loro natura e la loro struttura. Una App è composta da software e altre opere che, se detengono i requisiti previsti dalla L. n. 633/1941, sono considerate a tutti gli effetti tutelabili come opere dell'ingegno. La prima parte della presente ricerca persegue diversi obiettivi: i) ricondurre l'App al Software dal punto di vista giuridico, illustrando i punti in comune e sollevando i possibili problemi di diritto che emergono dalle decisioni delle Corti nazionali, europee e internazionali; ii) analizzare il caso dell'App Uber Pop, che spiega come le funzioni elaborate da un dato programmatore non possono andare in contrasto con la legge, seppur rivoluzionarie a livello tecnologico; iii) comprendere che l'App è costituita non solo dal programma che le permette di esternare le sue funzioni, ma anche da altri contenuti, che nella maggior parte dei casi appartengono a soggetti terzi, i quali hanno la facoltà di denunciare eventuali azioni che ledano i loro diritti; iv) discutere le questioni relative alle App organizzate in forma di banche dati, tutelate dal diritto d'autore e dal diritto sui generis; v) esporre la controversia Business Competence contro Facebook, con cui si comprenderà specificamente la connessione che può realizzarsi tra le condizioni previste dal diritto d'autore e la innovativa figura App. La seconda parte della presente indagine, invece, pone principale attenzione: i) alla qualificazione giuridica della distribuzione delle App Mobile, che si realizza mediante particolari piattaforme definite App Store; ii) al profilo soggettivo, dal quale possono scaturire varie dinamiche giuridiche a seconda che si realizza un accordo B2B (tra operatori professionali) o un accordo B2C (tra fornitore d'App e utente finale); iii) all'oggetto del trasferimento dei contenuti che il fornitore d'App realizza nei confronti dell'utente finale mediante la stipula del contratto atipico di Licenza d'uso; iv) alla scelta, del titolare d'App, di una determinata Licenza rispetto ad un'altra, dalla quale possono scaturire varie implicazioni, ma anche possibili rimedi previsti dall'ordinamento. La giurisprudenza americana ed europea sostiene che il programma è l'elemento fondamentale per la costituzione dell'App, la quale viene identificata come un software per strumenti mobili. Dalle Corti nazionali emergono, inoltre, specifici elementi che permettono l'inquadramento dell'App al software, corrispondenti al codice sorgente, al codice oggetto, all'algoritmo e alle Application Programming Interface (API). Questi elementi sono necessariamente presenti in qualsiasi software che si voglia creare e, il fatto che i giudici li riconoscono espressamente all'interno delle App ci induce a ritenere corretta l'applicabilità delle norme a tutela del software anche per questi particolari dispositivi. La fonte principale cui si fa riferimento è il D. Lgs. 29 dicembre, n. 518, che in attuazione della Direttiva 91/250/CEE, ha inserito negli articoli 1 e 2 della L. n. 633/1941 l'espressa protezione del programma per elaboratore quale opera dell'ingegno, con l'introduzione in aggiunta, della sezione VI nel capo IV della medesima legge, composta dagli artt. 64-bis, 64-ter e 64-quater. La giurisprudenza riconosce una posizione giuridica eguale dell'App rispetto ad un qualsiasi software, sia esso di base, operativo o di altro genere. Del resto, in mancanza di una Legge organica sulle App appare convincente la scelta della giurisprudenza di applicare la disciplina del diritto d'autore, in specie le norme che regolano il programma per elaboratore e le banche dati, avendo constatato che sono elementi insiti nella stessa; richiamabili proprio in merito a quelle controversie aventi ad oggetto violazioni sulle istruzioni concepite da un programmatore per dare vita a quella determinata App. D'altro canto però, anche se fino adesso non si sono riscontrate particolari problematiche nell'applicare la disciplina del diritto d'autore alle App, il legislatore non si è ancora espresso in tale direzione. Di conseguenza, si deve rammentare che l'App può seguire già in contemporanea altre discipline rispetto a quella autorale, come ad esempio quella sul Brevetto, sul Marchio e sul Design. Il campo delle App risulta estremamente variegato, si distinguono in base alla struttura, alla combinazione di elementi, alla funzione. In merito alla protezione delle App, si evidenzia come queste, essendo costituite da più elementi, non sono protette come opere d'autore nella loro interezza, ma l'ordinamento offre differenti strumenti per tutelare le loro diverse componenti. In giudizio, il principio da seguire è quello di intervenire sul singolo fattore violato. Il vantaggio di riconoscere che l'App sia formata da più coefficienti ne favorisce una tutela migliore, purché ovviamente esistano i presupposti al quale l'efficacia del diritto d'autore dipende.

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3 INTRODUZIONE Le App Mobile hanno acquisito un posto notevole nel mercato dei prodotti informatici, data l’importanza economica raggiunta e visti i guadagni ottenuti dagli sviluppatori indipendenti e dalle Software House. Si tratta essenzialmente di congegni creati per dispositivi elettronici mobili, come smartphone e tablet, utilizzati per molteplici attività, come ad esempio social network, giochi, produttività in generale, navigazione web, e-mail, mappe e GPS, ecc. Questa evoluzione non ha portato il legislatore a regolare la figura dell’App e del suo programmatore mediante una disciplina ad hoc, essendo l’App composta da numerosi e distinti fattori, non solo software; tale vuoto legislativo ha provocato squilibri tra gli autori progettisti delle App e la scelta della disciplina da applicare. Nel primo capitolo ci si soffermerà su alcune rilevanti controversie che si sono succedute dal 2008 ad oggi, con l’obiettivo di ricondurre l’App sullo stesso piano giuridico del software, partendo dalle considerazioni delle Corti degli Stati Uniti, per poi evidenziare ulteriori aspetti esaminati dai giudici nazionali e dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, inerenti principalmente agli elementi specifici del codice sorgente, del codice oggetto e dell’algoritmo. La tutela giuridica delle App passa poi inevitabilmente attraverso le norme che tutelano il software, essendo quest’ultimo l’elemento più importante per l’espressione delle funzioni che l’autore si è prefissato di attuare all’interno dell’opera. La legge in questione fa capo a quella sul diritto d’autore, più propriamente alla Legge 22 aprile 1941, n. 633, con cui, in particolare, il D. Lgs. 29 dicembre 1992, n. 518, in attuazione della Direttiva 91/250/CE, ha qualificato il programma per elaboratore opera dell’ingegno. È da rilevare come la giurisprudenza si conforma a tali prerogative, decidendo casi di violazione del diritto d’autore d’App con il richiamo alle norme previste per il software. Questo lavoro vuole porre l’attenzione sui temi della tutela dell’App Mobile, la quale, però, per rifarsi a quella del diritto d’autore, deve necessariamente avere “carattere creativo”. In specie, in riferimento all’oggetto della protezione si

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Parole chiave

software
diritto d'autore
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application
banche dati
app
applicazione mobile
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