Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il Settecento secondo Stanley Kubrick: "Barry Lyndon"

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

Burgess continuò a lavorare al suo romanzo che fu pubblicato nel 1974 con il titolo Napoleon Symphony: A Novel in Four Movements, ma già si sapeva che Kubrick aveva ancora una volta rinviato il progetto Napoleon, perché impossibilitato a realizzarlo secondo i suoi piani. All’inizio del 1973, la stampa americana riportava che il regista stava girando in Inghilterra un film con Ryan O’Neal e Marisa Berenson tratto da Traumnovelle (Doppio sogno) di Schnitzler (lo realizzerà solo nel 1999, con il titolo Eyes Wide Shut). In realtà, Kubrick aveva già iniziato le riprese del suo film storico: Barry Lyndon, la sua personale e grandiosa rilettura del Settecento. Così Michel Ciment: Barry Lyndon ha permesso a Kubrick di soddisfare il suo desiderio represso di realizzare un film in costume, di ricreare il passato [...]. Vi si può scorgere anche una specie d’immagine rovesciata, una versione prosaica dell’avventura napoleonica, la storia di un giovane nato su un’isola, affamato di potere, che attraversa i mari, va a combattere sul continente, fa carriera nel mondo e poi, una volta sconfitto, torna su un’isola. Inoltre, Napoleone sposò Giuseppina (che aveva già avuto due figli da un precedente matrimonio) e poi Maria Luisa (senza veramente riuscire a farsi accettare dalle corti d’Europa): il matrimonio di Barry con Lady Lyndon può facilmente ricordare questi precedenti 8 . Kubrick tornò altre volte a vagheggiare un possibile film sulle avventure del condottiero corso, ma non lo realizzò mai. Lasciandolo nel cassetto, forse più bello, dei sogni mai avverati. Il budget iniziale del film era, secondo le fonti del “New York Daily News”, di due milioni e mezzo di dollari: sicuramente troppo basso per girare l’epopea napoleonica che Kubrick aveva in mente. Tuttavia, l’accumularsi di ritardi nella lavorazione e l’ampliarsi delle dimensioni del progetto durante la produzione, arrivarono, alla fine, a far lievitare le spese complessive fino a undici milioni di dollari. Ciò che ne stava venendo fuori, seguendo molte delle idee concepite per Napoleon, era una vera e propria odissea nel tempo, una riscrittura quanto mai minuziosa e precisa del Settecento. Se Napoleone era l’ossessione personale del regista, il Settecento era la sua ossessione storica. Quasi tutti i suoi film ne conservano delle tracce: dal quadro à la Gainsbourough dietro al quale Quilty va a morire (e a gran parte dell’arredamento della casa che diverrà la sua tomba) in Lolita (1962), al monumentale palazzo di Orizzonti di gloria (Paths of Glory, 1958) dove si consuma il vergognoso processo dei soldati e la loro fucilazione; dal teatro abbandonato dove si scontrano sanguinosamente le bande di Alex e Billyboy (già impegnato a seviziare una ragazza sul palcoscenico vuoto), alla stanza stile Luigi XVI in cui ha luogo l’agonia finale di Bowman in 2001; fino a quelle crudeli satire swiftiane che sono Il dottor Stranamore (Dr. Strangelove, 1963) e Arancia meccanica (in cui, tra l’altro, il cervello viene ribattezzato Gulliver). E’ come se l’arte e l’architettura settecentesche fossero, per Kubrick, inevitabilmente legate alla morte, in una tensione volta a indagare, al di sotto del logos occidentale, l’irrazionalità che lo fonda e potrebbe portare l’umanità alla sua distruzione. E si capisce, anche, come questo secolo lo affascinasse nella sua dialettica tra ragione e passione, paura e desiderio, cerimonie nella più elegante etichetta e crudeli violenze. Storicamente, il Settecento è un secolo di stridenti contraddizioni, dove convivono Sade e Rousseau, la morale abitudinaria humiana e l’imperativo categorico kantiano, gli illuministi e lo Sturm und Drang. Un’epoca dove la frivolezza, la vuota eleganza, la spregiudicatezza e il libertinaggio convivevano con la malattia della volontà e la malinconia dell’animo. Dove all’ansia di divertimento mondano e di piaceri da godere si 8 M. Ciment, Kubrick cit., p. 105.

Anteprima della Tesi di Davide Magnisi

Anteprima della tesi: Il Settecento secondo Stanley Kubrick: "Barry Lyndon", Pagina 3

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Davide Magnisi Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3975 click dal 21/02/2005.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.