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''la Repubblica'' di Eugenio Scalfari

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21 In “Carte False” Giampaolo Pansa annota: “C’è il giornalista-protagonista. O micro-protagonista. E’ quello che invece di starsene buono in platea, a far da spettatore col taccuino in mano, pretende di salire sul palcoscenico. […] Qualcuno può anche permettersi di farlo. Ma deve avere la statura adatta, un forte prestigio professionale, e alle spalle una struttura editoriale all’altezza di questo secondo lavoro, un lavoro diverso dal giornalismo, non semplice, talora pericoloso. E soprattutto deve saper conservare le due caratteristiche che distinguono il leader di un quotidiano d’informazione dal leader di un partito: l’imprevedibilità che deriva dall’avere come bussola la voglia di fare un bel giornale, e l’imparzialità, ossia la spinta a pubblicare tutto ciò che è notizia anche se va contro chi ti è amico o se contraddice la strategia che ti sei prefisso. Penso per esempio a Scalfari. Come si muove Scalfari da protagonista, potrà piacere o non piacere. Ma Scalfari ha testa, torace e gambe per muoversi in quel modo. Non tutte le mosse gli riescono. Però il gioco è sempre interessante e, quel che conta nell’industria dell’informazione, vincente quanto a copie vendute”. Nello Ajello nel suo saggio sopracitato scrive: “Il giornale di Scalfari è più un organo di orientamento che un veicolo di notizie; […] Scalfari è un direttore protagonista…è così poco convinto che i fatti parlino da soli da sentire il bisogno di farli parlare lui, con cadenza plurisettimanale e con tanto di firma, in quegli editoriali di prima pagina che rappresentano l’apice psicologico del giornale e la sua chiave di lettura. Se quella che ispira Ottone è una scuola di giornalismo anglosassone, rigoroso, distaccato e freddo quasi fino all’afasia, quella di Scalfari si può definirla come una scuola anglo-mediterranea. Il distacco quando c’è, si configura come rifiuto dei condizionamenti e supremazia della componente professionale su ogni altra; ma nel recinto del mestiere s’insinua spesso qualcosa di passionale, di “viscerale”. Un giornale saggistico o di pura informazione…non gli assomiglierebbe. Il prodotto che rientra invece nelle sue attitudini professionali tende all’intervento, al clamore, alla polemica gridata, al rimprovero pedagogico”. Se il giornalista diventa attore e non più spettatore, se i giornali inevitabilmente influenzano il corso delle vicende che raccontano, il giornalista abdica al suo ruolo naturale e diventa un non-giornalista? In altri termini, un giornalista compie il suo dovere solo quando si limita a registrare i fatti oppure quando, con le armi che ha a disposizione, s’impegna a mutarne il corso? E i combattenti alla Scalfari come bisogna giudicarli? Sono giornalisti o non giornalisti? Scrive ancora Ajello: “Scalfari non prescinde dalla cronaca né la disprezza come accadeva a un altro editorialista famoso, Mario Missiroli…Egli pesa gli eventi, li degusta, li collega l’uno con l’altro e con se stesso in un amalgama di prosa lucida e abbondante, razionale senza secchezza, voltairiana ma insieme cordiale e coinvolgente…Il suo articolo è un discorso o una perorazione e spesso “la Repubblica”- per suo impulso- diventa una tribuna, una monarchia, un giornale che s’identifica nel suo capo, senza il quale sarebbe impensabile”.
Anteprima della tesi: ''la Repubblica'' di Eugenio Scalfari, Pagina 15

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''la Repubblica'' di Eugenio Scalfari

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Pugliese
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Francesco Malgeri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 405

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