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15 il tradimento o addirittura la negazione di quest’ideale? Questo modello giornalistico esiste empiricamente o è solo speculazione nella manualistica sull’argomento? Si è già detto che affrontare quest’aspetto di fondamentale rilievo è assolutamente necessario per valutare la figura e il contributo di Eugenio Scalfari. Quello anglosassone è un modello di giornalismo pragmatico, austero, lontano dalla letterarietà atavica e dalla passionalità del giornalismo italiano. E’ un giornalismo che usa anche riassumere i trascorsi di una vicenda nelle riga iniziali dell’articolo e poi aggiornare il lettore nella parte successiva sugli sviluppi della vicenda. Non è la nostra tradizione; Ottone giudica questo giornalismo come la quintessenza del mestiere di raccontare i fatti perchè esso fa professione di fede nella separazione netta del commento dalla cronaca. Sulla base di questo presupposto poi accusa Scalfari e i giornalisti italiani in generale di rimanersene inermi in mezzo al guado, e di tentennare in mancanza di una scelta precisa tra l’opinione e l’informazione. Eppure il problema è molto più complesso e meno schematico di quello che ci è presentato in questi termini. Il concetto di informazione, infatti, non comprende anche quello di opinione? Non sottintende un approccio personalistico nel momento espositivo? Il presupposto dal quale Ottone parte è quanto meno discutibile, sia nella pratica sia in via strettamente teorica. Ottone ragiona in questi termini: “Il giornalista è colui che sa far parlare la gente. Far parlare la gente: basta così poco? Poi riflettendo, mi sono convinto che l’essenza del giornalismo è proprio quella. […] E bisogna sapere ascoltare e scomparire, cioè dimenticare se stessi, per immedesimarsi nelle vicende altrui; cedere agli altri la ribalta e rimanere dietro le quinte. Ascoltare e non parlare: il giornalista, il vero giornalista è uno spettatore, non un attore”. 1 La domanda che però viene spontaneo porsi è la seguente: così facile risulta ascoltare? E’ umanamente possibile alienarsi di fronte all’accaduto ed esporlo in maniera completamente impersonale? Siamo sicuri che il giornalista è solo un tramite tra la realtà e la narrazione di essa? Tale netta separazione tra l’informazione e il commento è realizzabile? Ha un senso? 1 Piero Ottone, Il buon giornale, Longanesi, Milano, 1987, p. 11.
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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Pugliese
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: nnnnnnnnnn nnnn
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 405

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