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La coscienza della morte. Influenze socio-culturali e prescrizioni inconsce

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mai tragica, ma lo diventa quando si ha un ritorno costante alla necessità della crisi. La crisi non è l’equivalente di sconfitta, perché assume una doppia valenza: da una parte il dolore, dall’altra l’impegno di una scelta. Nel mondo greco “l’uomo non muore per il fatto di essersi ammalato, ma gli capita di ammalarsi perché fondamentalmente deve morire” (Galimberti, 1983). La morte non è un accidens, bensì forma con la vita un tessuto unico e necessario (Favole, 2003). Il tragico è, quindi, l’andatura circolare della vita, “laddove il flusso della vita è scandito ritmicamente dal ritorno della morte” (Natoli, 1986). La morte è in apparenza estremamente naturale, ma essa non viene accettata passivamente, bensì rappresenta un’incentivazione della pienezza del vivere. È questa la prospettiva di un uomo attivo che, come nel mito di Prometeo, non esita ad ingannare gli dei per rubarne il sapere. Grazie all’insegnamento di Prometeo, gli uomini apprendono l’impossibilità di diventare dei. La crudeltà dell’esistenza si trasforma in un incubo. Il dolore come esperienza di morte non è, quindi, solo una conseguenza della crudeltà della natura, ma è anche frutto di una crudeltà secondaria che gli uomini producono quando vogliono sottrarsi allo scontro originale tra vita e morte 9 (cfr. Galimberti, 1999; Natoli, 1986; Curi, 2001). Il mito di Apollo Pitoctono (Ròheim, 1950) sembra invece prototipico del rapporto singolare tra vita, morte e giovinezza 10 . Nell’Antica Grecia in seguito all’uccisione di un parente l’uomo diventa peccatore e deve sottoporsi ad abluzioni rituali. Grazie al rito purificatore, Apollo diventa il santo, quindi il dio della purificazione. Apollo è però anche il simbolo della giovinezza 9 Queste considerazioni costituiscono un motivo che viene successivamente ripreso e rielaborato nel mondo latino (ad esempio da Lucrezio Caro nel De Rerum Natura, Libro III) e nelle filosofie successive (ad esempio in Nietzsche). 10 Nella leggenda, Apollo è figlio di Zeus e Latona, nonché uccisore del serpente Pitone che insidiava la madre. Il padre di Apollo, tuttavia, sembra essere un serpente, perché il figlio di Apollo, Esculapio, è egli stesso un serpente. Nell’interpretazione folkloristica medievale del mito, il serpente, la vipera, diventa proprio l’animale che uccide il padre. 20
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La coscienza della morte. Influenze socio-culturali e prescrizioni inconsce

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Informazioni tesi

  Autore: Enrico Maria Ragaglia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Corinna Cristiani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 275

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Parole chiave

coscienza della morte
morte
morte ed inconscio

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