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Evadere dall'Etnicità. Analisi e critica di una categoria dell'antropologia.

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2. Introduzione mi acculturavo sull’etnicità, (prima o poi si deve imparare a parlare in questi termini se si è studenti di antropologia) mi convincevo che l’etnia era una categoria del senso comune. Era dappertutto: oltre che all’università (i corsi di etnologia, il genere etnografico), l’etnia era in televisione (la “guerra etnica”), al ristorante (“cucina etnica”), in piazza (la “festa etnica”). In generale, sembrava esserci una sorta di “culto delle radici”, una moda, un’estetica della parentela, dell’appartenenza culturale, della naturalezza dell’identità. Come dicevo, il fatto che mi stessi acculturando in materia, mi faceva vedere con crescente sospetto queste tendenze. Presto mi ero accorto che dietro a questo “culto”, vi era una sorta di ideologia dell’identità etnica. Forse la guerra in Jugoslavia (che avrebbe dovuto farci arretrare di fronte all’etnia ed alla fine, credo, lo abbia fatto) dimostrava come vi fosse una naturale necessità di avere un’etnicità. Tanto più tremendi erano gli orrori della guerra, tanto più naturale e radicata sembrava l’identità etnica, se si era pronti ad uccidere o ad essere uccisi nel suo nome, come dimostravano i fatti della guerra, appunto. Il mio interesse nei confronti dell’etnicità è montato gradualmente negli anni. A Siena, il corso di etnologia (tenuto da Solinas) non parlava molto in termini di “etnie” (già allora vi erano polemiche sugli usi di questa terminologia) ma parlava di “identità” e di “persona”, conoscenze che mi sono servite in seguito. Prima di partire per l’Erasmsus nel 1997/98 (a Canterbury in Inghilterra), Solinas mi consigliò di seguire il corso intitolato “Ethnicity and Nationalism” tenuto da Penny Vera-Sanso. Durante quel corso, il cui testo base era appunto Ethnicity and Nationalism di Eriksen, cominciai a capire come vi era un dibattito in corso su cosa fosse esattamente l’etnia, il gruppo etnico e l’etnicità. Addirittura sosteneva Eriksen, l’etnicità era un concetto antropologico e poteva tramontare, come molti altri concetti prima di questo, qualora si rivelasse inadatto all’indagine antropologica. Mettere insieme queste nozioni con i miei dubbi esistenziali di studente di antropologia vissuto a cavallo delle nazionalità italiana e statunitense, fu una miscela esplosiva. Tornato dall’Inghilterra, seguii il corso tenuto da Li Causi sul nazionalismo e l’etnicità in Grecia. Durante quel corso ho letto per la prima volta Herzfeld, risultato poi molto rilevante per la mia ricerca. Anche qui le disquisizioni sull’etnia hanno animato diverse lezioni. Infine, l’anno successivo, avendo terminato gli esami, decidevo di andare a preparare la tesi negli Stati Uniti. Partii senza sapere quale argomento avrei scelto. Grazie alla posta elettronica mi sono tenuto in contatto con il prof. Li Causi il quale, nonostante i miei dubbi, mi ha incoraggiato a proseguire su di un sentiero per il quale avevo mostrato interesse. Resta il fatto che al momento di partire per gli USA, le mie attenzioni erano concentrate sul tema dell’etnicità. Non che l’etnicità mi stesse particolarmente simpatica. Diciamo che questo tema provocava in me una voglia di confutazione, che si è tradotto in un certo approfondimento. Insomma, ad un certo punto del 1999, decisi che avrei fatto una tesi sull’etnicità. In effetti, il fatto di essere negli Stati Uniti si è rivelato una buona coincidenza, poiché ho potuto usufruire di risorse bibliotecarie molto efficienti e fornite. In sostanza, se un libro esisteva, c’era. Ho passato molte ore della mia vita nella
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Evadere dall'Etnicità. Analisi e critica di una categoria dell'antropologia.

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Informazioni tesi

  Autore: Mark Daniel Stiatti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Antropologia
  Relatore: Luciano Li Causi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

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Parole chiave

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