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Evadere dall'Etnicità. Analisi e critica di una categoria dell'antropologia.

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4. Introduzione navigano su internet o che bevono la Coca-Cola). Semplicemente i confini tipici della modernità si stanno sfaldando. L’alterità esotica, quella “vera”, “autentica”, da esplorazione non c’è più: Ciò che oggi resta dell’esotico è una sorta di replica fittizia, il suo referente è scomparso. Non esistono più alterità precluse. I mondi che ci furono un tempo inaccessibili sono diventati fin troppo permeabili. Ed il nostro stesso mondo scopre di essere troppo accessibile per chi proviene dagli altri. L’etnico supplisce all’esaurimento del filone del primitivo come un succedaneo disponibile in varie pezzature e costi. [Solinas 1996: 36] Ne deriva che, se l’antropologia non muore con la morte dell’alterità esotica, c’è bisogno di ripensare l’orientamento dell’antropologia che in quanto “sapere degli umani” non è limitata allo studio dell’esotico bensì può studiare fatti e circostanze ben più vicine alla realtà di tutti i giorni. Anche perché è questa realtà di tutti i giorni ad essersi esoticizzata. Si tratta allora di fare antropologia del noi e non più solo e necessariamente dell’altro esotico e lontano. Non solo, recenti sviluppi hanno suggerito che, per fare un’antropologia del noi, sia utile e necessario analizzare la stessa antropologia. Per capire noi stessi, dobbiamo capire il modo in cui ci siamo rappresentati gli altri (terreno prediletto dell’antropologia classica). Quindi, se si vuole studiare il modo in cui si costituisce il noi, l’antropologia è anche oggetto di studio. La mia ricerca è stata informata dalla consapevolezza che l’antropologia stessa era ed è un possibile oggetto di indagine. Non per questo il mio lavoro è un lavoro storico. A me sembra di fare ancora antropologia. E’ che rispetto ai tempi di Malinowski, le circostanze sono semplicemente cambiate. Certo, queste ingiunzioni non facilitano le cose. Tutto ciò dovrebbe servire a giustificare la ineluttabile incompletezza o genericità della mia ricerca. Il problema, infatti, non è solo quello di rintracciare le origini storiche dell’etnicità, né quello di fare il resoconto della evoluzione accademica di questa categoria, né l’analisi degli usi che sono fatti di “etnico” nel linguaggio televisivo e giornalistico. Si tratta, infatti, di situare l’etnicità all’interno di tutta una serie di dibattiti filosofici, morali, politici. Per esempio chi ha ragione e chi torto nello scontro tra chi vuole uno stato neutro, laico, indifferente alla differenza, e chi vuole che lo stato riconosca esplicitamente (per esempio instaurando giornate di festa musulmane) determinate minoranze (spesso definite “etniche”)? A ben vedere, queste posizioni sono divise da concezioni diverse ed inconciliabili di umanità, l’una universalista, l’altra relativista. Ma queste due concezioni si fronteggiano anche ad altri livelli, per esempio nella scelta di tipo metodologico che facciamo nell’affrontare la ricerca antropologica. Allora il relativista che non accetta il linguaggio tipologico dell’antropologia più “scientifica” si oppone alle categorie stesse di etnia ed etnicità in quanto violano il contesto, mentre l’universalista le usa poiché vuole arrivare a conclusioni generali e, appunto, universali. La mia posizione sull’etnicità, comunque, è molto severa. Questo non è dovuto solo al fatto che l’etnia mi stava “antipatica”. Piuttosto ho voluto portare fino in fondo una certa prospettiva. Il mio lavoro, perciò, è dedicato alla critica (oltre che
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Informazioni tesi

  Autore: Mark Daniel Stiatti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Antropologia
  Relatore: Luciano Li Causi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

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Parole chiave

antropologia
essenzialismo
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etnia
etnicità
etnico
etnologia
geertz
hertzfeld
identità
minoranze
modernità
politiche culturali
razzismo
remotti
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