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Un filo d'arianna della filosofia nietzscheana: il dolore da principio ontologico a fondamento esistenziale

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7 dunque l’opposto della “cosa in sé” schopenhaueriana. Questo punto è nodale nella mia interpretazione di Nietzsche, in primo luogo perché dimostra una posizione anti-metafisica del filosofo già nella fase giovanile, in secondo luogo perché giustifica la mia interpretazione del dolore come principio ontologico. Di fatti per Nietzsche è proprio la non unitarietà dell’Essere l’origine della sofferenza umana: ogni uomo in quanto ente finito anela all’assoluto, ma poiché esiste solo dilacerazione e caos l’impresa è destinata allo scacco. Da qui la sofferenza umana. Il problema del dolore come realtà ontologica ed esistenziale ha condotto Nietzsche ad interrogarsi sulla possibilità di trovare una soluzione. Se al tempo de La nascita della tragedia il filosofo crede che la vita sia «possibile solo come fenomeno estetico » - ovvero che sia sopportabile solo tramite l’illusione apollinea - a partire da Umano, troppo umano egli rinnega la sua posizione iniziale. Questa presa d’atto dell’insufficienza di una giustificazione estetica della vita funge da passaggio dalla prima alla seconda parte della trattazione. La seconda parte della trattazione prende in esame le opere della maturità di Nietzsche con l’intento di dimostrare che in esse il dolore non compare più come principio ontologico, ma come fondamento esistenziale. Va precisato tuttavia che, nonostante in questa fase il filosofo si rapporti al problema del dolore in termini esistenziali, non esistono da parte sua smentite rispetto alla visione ontologica esposta negli scritti giovanili. Sappiamo che in questi anni Nietzsche guarda La nascita della tragedia con un certo rammarico, per aver dato poco risalto alle sue intuizioni sul fenomeno del dionisiaco rispetto ai temi della propaganda wagneriana; ciononostante la critica alla metafisica schopenhaueriana non può essere assimilata, a mio avviso, ad un rigetto dell’interpretazione ontologica del tragico; tanto più che già nella suddetta opera è stato evidenziato un rifiuto della “Voluntas” schopenhaueriana come “cosa in sé”. Attraverso un viaggio alle origini della cultura umana il mio intento è quello di dimostrare che il motivo per cui Nietzsche non crede più nell’arte come strumento di liberazione del dionisiaco è perché essa ora è vista come un prodotto del dolore e della mancanza di senso esistenziale. L’arte, al pari delle principali espressioni simboliche della vita umana, ovvero della religione, della morale e della metafisica, è definita dal filosofo come “potenza eternizzante” ( quella che
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Informazioni tesi

  Autore: Annarita La Morticella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Storia della filosofia
  Relatore: Adriano ardovino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 212

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