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La liquidità nei modelli di asset pricing

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5 Il CAPM è stato sottoposto subito a delle verifiche empiriche che ne hanno immediatamente messo in dubbio la veridicità. Infatti, numerose delle ipotesi stringenti e delle assunzioni formulate per garantirne la validità si sono rivelate incompatibili con la realtà. I primi test effettuati sui fondi comuni di investimento (Sharpe 1965 e Jensen 1967), pur evidenziando la relazione lineare tra rischio e rendimento, ne hanno messo in luce le prime debolezze. Un‟importante critica al modello è quella proposta da Roll nel 1977 il quale argomenta che il CAPM non possa essere oggetto di verifica empirica in quanto non è possibile definire correttamente il vero portafoglio di mercato che dovrebbe contenere, in linea di principio, non solo le attività finanziarie, ma anche tutti i beni durevoli come gli immobili e il capitale umano. I test standard superano la difficoltà di reperire dati sul portafoglio di mercato ricorrendo a sue proxy (ossia a indici il cui rendimento dovrebbe essere fortemente legato a quel portafoglio di mercato) quali ampi indici dei mercati finanziari. Un test del CAPM si tradurrebbe di fatto in un test sull'appartenenza alla frontiera efficiente della particolare proxy del portafoglio di mercato utilizzata. Per questo motivo secondo Roll il CAPM non può essere sottoposto a verifica empirica. Per superare le prime difficoltà si sono susseguite numerose formulazioni alternative che si sono focalizzate rispettivamente sull‟eliminazione di talune ipotesi, cercando in questo modo di identificare situazioni che si caratterizzassero per una maggiore aderenza al mondo reale. Nel 1972 Fisher Black attraverso la pubblicazione dell‟articolo “Capital Market Equilibrium with Restricted Borrowing” propone una nuova relazione di equilibrio conosciuta come modello “a due fattori” o CAPM “Zero Beta” che si caratterizza per l‟abolizione dell‟ipotesi chiaramente irrealistica della possibilità di dare e prendere a prestito senza limiti al medesimo tasso privo di rischio. Il titolo risk-free viene pertanto sostituito da una generica attività o portafoglio (Rz) che risulti non correlato col portafoglio di mercato. Ovviamente anche questa relazione viene immediatamente sottoposta a verifica empirica e sia i test di Black, Jensen e Scholes del 1972, sia quelli di Fama e Macbeth del 1973 (attraverso il metodo econometrico della regressione a due stadi, da loro inventato e diventato un riferimento per le successive verifiche) hanno mostrato una maggiore adattabilità della versione Zero Beta rispetto al CAPM classico pur continuando a manifestare alcune perplessità sulla linearità della relazione rischio-rendimento e sulle ancora innumerevoli assunzioni su cui si basano entrambi i modelli. I test effettuati sui modelli CAPM hanno alimentato numerose critiche negli anni settanta, tanto da mettere in discussione lo stesso modello. L‟idea che i rendimenti possano essere spiegati da un solo coefficiente beta tra il titolo e il portafoglio di mercato inizia ad essere rivista e si comincia ad ipotizzare ad altri fattori che possano spiegare questa relazione. L‟analisi di modelli multifattoriali porta nel 1976 Stephen Ross alla formulazione di un nuovo modello di Asset Pricing completamente rivoluzionario perché prescinde dalle ipotesi troppo stringenti su cui si basava il CAPM. Con la pubblicazione dell‟articolo “ The Arbitrage of Capital Asset Pricing” nasce l‟Arbitrage
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La liquidità nei modelli di asset pricing

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Informazioni tesi

  Autore: Nicola Scandolara
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Alfonso Del Giudice
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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Parole chiave

asset pricing
liquidità
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