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Per l'unità della giurisdizione

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1 LA TRASMIGRAZIONE DELLE CAUSE DAL GIUDICE ORDINARIO AL GIUDICE SPECIALE (E VICEVERSA). 1.1 IL DIVIETO TRADIZIONALE DELLA TRANSLATIO IUDICII E I TENTATIVI PER UN SUO SUPERAMENTO. 1.1.1 L'indirizzo tralaticio che nega la translatio iudicii nei rapporti tra giudice speciale e giudice ordinario e il pregiudizio conseguente alla declinatoria di giurisdizione. Il codice di procedura civile vigente, a differenza di quello del 1865, ha previsto che nell'ipotesi in cui è adito un giudice incompetente, emanata una pronuncia declinatoria da parte dello stesso, non si realizza una chiusura in rito dello stesso, potendo il processo trasmigrare, ai sensi dell'art. 50 c.p.c., dinanzi al giudice indicato in sentenza quale competente, con salvezza degli effetti processuali e sostanziali correlati all'originaria proposizione della domanda giudiziale 1 . 1 In proposito Cipriani F., Riparto di giurisdizione e «translatio iudicii», in Rivista trimestrale di diritto e procedura civile, 2005, fasc. 3, 729 ss. ricorda che “l'irrazionalità delle norme che impedivano la prosecuzione del processo davanti a giudice effettivamente competente fu avvertita da Giuseppe Chiovenda, il quale osservò che il principio Kompetenz – Kompetenz, per il quale ogni giudice è giudice della propria competenza e, quindi, non può mai essere obbligato a dichiararsi competente e a giudicare sul merito, aveva un senso quando vigeva la concezione patrimoniale della giurisdizione, ossia quando il potere giurisdizionale spettava al capo politico ed era ereditario, sì che ogni giudice era non solo geloso delle proprie prerogative, ma anche comprensibilmente portato ad ampliare la sfera della propria competenza”. Nello Stato moderno, al contrario, il potere giurisdizionale appartiene esclusivamente allo Stato e pertanto per i giudici non ha alcuna ragion d'essere un problema di reciproche gelosie. Pertanto , Chiovenda, nell'art. 73 del suo progetto di riforma del c.p.c., che risale al 1919-20, propose una soluzione in base alla quale l'autorità giudiziaria (ma non, egli tenne a precisare nella relazione illustrativa, il giudice speciale) che si dichiarava incompetente non dovesse limitasi a dichiarare la propria incompetenza, ma dovesse anche indicare il giudice che, a suo avviso, era competente. L'insegnamento di Chiovenda fu poi parzialmente accolto dal legislatore del 1940, il quale, nel varare il nuovo c.p.c., stabilì che, dopo la declinatoria di incompetenza, si diparte un termine per la riassunzione, nonché che il processo, se tempestivamente riassunto “continua davanti al nuovo giudice” (art. 50 c.p.c.). Peraltro, mentre Chiovenda aveva proposto di prevedere non solo il principio della continuazione del processo, ma anche, una volta esaurite le eventuali impugnazioni avverso la declinatoria, il vincolo per il giudice ad quem, nel 1940 il vincolo fu previsto nel caso di incompetenza per territorio o per valore, ma non anche quando la competenza fosse stata declinata per ragioni di materia o di territorio inderogabile, atteso che in quest'ultimo caso si concesse al giudice ad quem il potere di chiedere il regolamento d'ufficio alla Cassazione (art. 45 c.p.c.). “Bisogna , però, tener conto del fatto che all'epoca vi erano tre giudici civili di primo grado (conciliatore, pretore e tribunale), e probabilmente si trovò eccessivo che, per esempio, un 15
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Per l'unità della giurisdizione

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Informazioni tesi

  Autore: Michele Di Michele
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Cesare Cavallini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 183

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