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Politica estera degli Stati Uniti in tema di diritti umani da Nixon a Carter

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11 Il movimento ebreo prese vita in diverse parti dell‘Unione Sovietica, dando spazio ad un nuovo fiorire della cultura ebraica che fino allora aveva sempre trovato censure. Outre le fait qu‘entre 1948 et 1953 l‘existence même de certains Juifs est menacée, leur extrême vulnérabilité tient à l‘ambiguïté de leur statut [..] Les bibles et les publications en hébreu sont interdites, alors que les livres de culte des autres religions restent tolérés; les objets nécessaires au respect des rituels juifs sont confisqués; [..] La nationalité juive est la seule à être privée de ses droits culturels, pourtant garantis par la Constitution soviétique pour tous les groupes nationaux. 21 In Unione Sovietica si sviluppò una pubblicazione non autorizzata, il Samizdat 22 , che venne conosciuta da città in città. I giovani ebrei, che non potevano certamente avere il retaggio culturale e storico dei loro antenati si recavano sempre più spesso nelle sinagoghe, talvolta per pregare, e talvolta per riunirsi con coloro, che come loro, condividevano la frustrazione di essere ―diversi‖. Effettivamente la sinagoga era l‘unico luogo prettamente ebraico ancora autorizzato dal governo sovietico. Alla fine degli anni 60, il movimento ebraico divenne sempre più attivista: circa 6000 persone firmarono petizioni tra la fine del decennio e il successivo, e l‘arrivo di persone dell‘Ovest in Unione Sovietica, influenzò fortemente il movimento. Gli Zapadniki erano coloro che divennero cittadini sovietici dopo l‘annessione di territori maggiormente occidentalizzati, come la Polonia, la Romania e gli stati baltici, e non fu un caso che negli anni del risvegli nazionalisti i maggiori percussori furono proprio questi Zapadniki che vissero in stretto contatto con il mondo ebraico e i loro ideali. Nonostante il fervore del periodo, comunque il movimento non ebbe una struttura: non c‘erano elezioni, non c‘erano leaders, niente indirizzi o numeri di telefono, e questo dava la possibilità di organizzarsi nel modo più segreto possibile. La spinta più forte al movimento venne con la guerra arabo-israeliana del 1967. L'Unione Sovietica finanziando i paesi arabi, rendeva i suoi cittadini, compresi gli ebrei, sionisti o meno, nemici di Israele. Questo era, per loro, chiaramente inaccettabile. Mentre gli altri movimenti come per esempio quello ucraino, era concentrato in una sola repubblica, quello ebraico permeava ogni angolo del territorio sovietico, ma soprattutto aveva la sua principale base in città come Mosca o Leningrado che non solo vantavano una consistente percentuale di stranieri, ma erano anche la sede di importanti media. Per questo diversi membri riuscirono a diventare spokesmen e leaders del movimento. Inoltre gli ebrei non chiedevano, come altre correnti d‘opposizione, un cambiamento all‘interno del paese, perché effettivamente non lo consideravano il loro paese e per questo desideravano esclusivamente lasciarlo. L‘équipe dirigente del Cremlino escludeva di considerare l‘emigrazione come soluzione al problema degli ebrei sovietici; già nel 1947 nel suo discorso davanti all‘Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Andrej A. Gromyko 23 , dichiarando l‘importanza per il popolo ebraico di creare il loro Stato metteva l‘accento sul fatto che 20 Ivi, pag. 47. 21 Pauline PERETZ, Le combat pour les Juifs Sovietiétiques Washington-Moscou-Jérusalem 1953-1989, Armand Colin, Paris 2006, pag. 53-54. 22 Mourray FRIEDMAN, CHERNIN, A second exodus, Brandeis University Press, Hanover 1999, pag. 85. 23 Ministro degli Esteri sovietico dal 1953 al 1985.
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Politica estera degli Stati Uniti in tema di diritti umani da Nixon a Carter

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Informazioni tesi

  Autore: Melania Ligas
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Liliana Saiu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

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