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La comunicazione nella fantascienza

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9 di freddo alla fine del romanzo, invocando il nome dell‟amata Lucy. Michel aveva incontrato lo zio impiegato alla Biblioteca Imperiale al termine di un inutile pellegrinaggio tra le varie biblioteche parigine, alla ricerca dei classici del XIX secolo. Verne ci dà un assaggio divertito dei titoli delle raccolte di poesie moderne; le Armonie elettriche, le Meditazioni sull'ossigeno, le Odi decarbonate, e così via (ci ricordano lo stile futurista con le sue celebrazioni della macchina e del progresso). L‟autore, tramite Huguenin, dipinge un quadro desolato: “La letteratura è morta (...) guarda queste sale deserte, e questi libri sepolti nella loro polvere; non si legge più; io sono il guardiano di questo cimitero, dove l'esumazione è vietata.” 5 I principali mezzi di comunicazione del futuro immaginato da Verne comprendono, oltre alle tradizionali lettere, anche la telegrafia elettrica, dotata del vantaggio di salvaguardare il segreto della corrispondenza (il mittente dialoga direttamente col destinatario). Non manca la telegrafia fotografica, antenata del moderno fax, già inventata nell'800 dal fiorentino Giovanni Caselli, che permette di “inviare a distan za il fac-simile di qualunque scrittura, autografo o disegno che fosse, e di firmare lettere di cambio o contratti a cinquemila leghe di distanza.” 6 . Il consumo di carta ha raggiunto livelli eccezionali rispetto al secolo di Verne, tanto che le foreste non alimentano più il riscaldamento ma la stampa. C‟è persino un antenato del telefono la cui rete ha già coperto l‟intera superficie terrestre. Verne coglie anche l‟occasione per rendere omaggio ai grandi scrittori francesi suoi contemporanei e dei secoli passati, passandoli in rassegna come un esercito nella biblioteca personale dello zio Huguenin, un esercito però estraneo in quanto “parlano un linguaggio che non sarebbe più capito ai nostri giorni!” 7 . Viene in mente un‟affermazione analoga in Brave New World riguardo al linguaggio di Shakespeare, ma soprattutto al contenuto delle sue opere. In tutto il romanzo è presente una forte carica satirica. Per un banale incidente Quinsonnas e Michel perdono il posto alla banca; il primo cercherà fortuna all‟ester o mentre il secondo tenterà la sorte al Grande Emporio Drammatico, una fabbrica di testi teatrali rubati e rimaneggiati dai secoli passati. Il teatro produce ormai solo opere divertenti e spensierate. La tragedia è stata annullata. La tecnologia ha fatto grandi passi anche sul palcoscenico; “si trasportavano sulla scena veri alberi sradicati nelle loro invisibili casse, aiole complete, foreste naturali (...) Si rappresentava l‟Oceano con vera acqua di mare, fatta defluire ogni sera davanti agli spettatori e rinnovata il giorno seguente.” 8 Michel passa da una divisione all‟altra prima di andarsene disgustato. Scrive un libro di poesie dal titolo ironico di Le speranze e comincia la grande corsa agli editori. Naturalmente non trova neanche un libraio disposto soltanto a leggerlo. Morirà nel rigido inverno 1962 dopo aver speso gli ultimi risparmi per un mazzetto di fiori per la fidanzata. Il romanzo di Verne offre molti interessanti spunti di riflessione. E‟ forse utile ricordare che proprio a Parigi, durante l‟esposizione mondiale del 1900, al visitatore si offriva uno spettacolo che ricordava molto da vicino i fasti tecnologici descritti da Verne, finalizzati al meravigliare. Alla realizzazione dell‟evento “ avevano partecipato le forze del capitale, i tecnici dell‟industria (…) supremi altari del lavoro dove i sacerdoti dell‟industria innalzavano la loro preghiera (…) „istruire divertendo‟ è lo slogan (…) il divertimento acquista sempre più il carattere di droga. Così la merce diviene l‟unico spettacolo possibi le e desiderato.” 9 Attraverso la tecnica del colpo d‟occhio la volontà dello spettatore viene annullata insieme alla capacità di riflessione, facendogli scordare la propria condizione e ruolo politico. In Paris au XX e siècle il riferimento costante è a quel processo di industrializzazione della cultura che si andava realizzando nel corso del XIX secolo. Non pretenderò certo in questa sede di esaurire l‟argomento “industria culturale”, tuttavia è opportuno dare qualche indicazione, su cui tornerò in seguito. Non esiste una definizione universalmente accettata del fenomeno; mi rifarò qui a quella riportata da Forgacs, ossia “il concetto di un sistema ben sviluppato e articolato di mezzi di comunicazione tecnologicamente avanzati operanti in un mercato di massa.” 10 Si può parlare di industria culturale quando entra in gioco la riproducibilità tecnica 11 da una parte, ma occorre anche un pubblico vasto abbastanza da ammortizzare gli elevati costi fissi della produzione. Queste condizioni si realizzano non prima del XX secolo; al tempo di Verne è più esatto parlare di
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La comunicazione nella fantascienza

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Acciai
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Luca Toschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

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