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La leggenda del re magnanimo. La costruzione del mito di Carlo Alberto nel dibattito politico 1847-1849.

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13 Furono i giorni dell’euforia per la notizia della concessione dello statuto, l’8 febbraio, che videro invece il termine farsi spazio con prepotenza sulla scena giornalistica, sempre più direttamente associato all’augusto nome. Il 9 febbraio, avendo assistito al giubilo delle folle della sera precedente, “L’Opinione” scriveva: “Gli evviva a Carlo Alberto, al Re magnanimo, furono infiniti, assordanti; l’editto costituzionale fu sollevato sopra una bandiera, attorniato di faci per illuminarlo, e salutato con entusiasmo, che non trovava limite se non nella forza umana”; esso era il “dono largitoci dal grande e magnanimo nostro vero, Padre Reale, Carlo Alberto” 10 . Lo stesso giorno, esultante, “Il Risorgimento” osservava che i grandi princìpi liberali in Inghilterra si erano imposti solo dopo secolari guerre civili e in Spagna “dopo vent’anni di disastri e stragi” non si erano ancora affermati; al contrario, aggiungeva, “noi gli abbiamo ottenuti liberamente, pacificamente dalla sapiente magnanimità del nostro re, del nostro padre, del nostro Carlo Alberto [….] Alla potenza della sua spada s’aggiunge ora la potenza non men forte, non men grande delle idee di cui si è fatto magnanimo propugnatore” 11 . Nei giorni seguenti furono innumerevoli gli spazi dedicati da tutti i giornali all’unanime esaltazione del re, ormai divenuto repentinamente il magnanimo per eccellenza, anche se, in realtà, l’aggettivo non smise di essere attribuito ad altri personaggi come vago e bonario appellativo, seppur con minor frequenza. Ciò che probabilmente si stava verificando era il rapido concretizzarsi di una sensibilità latente, i cui prodromi erano ravvisabili per lo meno dall’ottobre del ’47: che il sovrano fosse già chiamato in quel periodo magnanimo da due giornali e peraltro anche da alcuni corrispondenti che scrivevano da Asti 12 (quindi lontani dai centri del potere), dove riportavano il giubilo della popolazione locale alla notizia delle riforme, è un fenomeno che non va sopravvalutato. Ma, per quanto l’aggettivo fosse ancora riservato a molti, il suo accostamento al nome del re di Sardegna non deve nemmeno essere considerato casuale: è probabile che almeno una minoranza liberale adoperasse il termine a livello non scritto, sebbene privo ancora di quei significati che tra poco analizzeremo, e che timidamente cominciasse ad usarlo sulla modesta stampa subalpina ancora fortemente censurata. Nessun fenomeno politico nasce all’improvviso, perciò si può ipotizzare che il processo che ci apprestiamo a studiare in questa tesi si sia basato su una lenta stratificazione che partiva da un ambiente fertile, ma ancora inconsapevole, da cui derivò nei mesi successivi la costruzione di una solida impalcatura. Furono sicuramente gli eventi del ’48 e del ’49 a provocare la nascita di una fortunata saga, ma essa prese forma da un sentire comune le cui tracce giornalistiche prima dello statuto erano ancora 10 “L’Opinione”, anno I, supplemento al n. 7, 9 febbraio 1848, p.1. Vedi anche “L’Opinione”, anno I, n. 9, 11 febbraio 1849, p.2. 11 “Il Risorgimento”, anno I , n.37, 9 febbraio 1848, p.1. 12 “La Gazzetta piemontese”, n. 265, 8 novembre 1847, p.4.
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La leggenda del re magnanimo. La costruzione del mito di Carlo Alberto nel dibattito politico 1847-1849.

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Volonnino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Umberto Levra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

FAQ

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Parole chiave

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