La leggenda del re magnanimo. La costruzione del mito di Carlo Alberto nel dibattito politico 1847-1849.

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6 passi verso la libertà. Mentre dal 1848 avvenne una graduale concentrazione dell’uso dell’epiteto nei confronti di Carlo Alberto, con una brusca accelerazione nel momento in cui concesse lo statuto. La prima parte del lavoro si è ampiamente concentrata sulle reticenze, per non dire aperte ostilità, del re a concessioni per le pressioni della piazza che limitassero il suo potere assoluto. Tuttavia, nonostante le idee personali, egli dimostrò un certo pragmatismo nel prendere quelle decisioni che misero la corona al riparo delle travolgenti rivoluzioni che si stavano scatenando in buona parte d’Europa. In un primo momento furono i moderati a convincere il sovrano a concedere la costituzione come una forma di “rivoluzione preventiva” che evitasse conseguenze peggiori, perciò è alla voce del “Risorgimento” che venne affidata la prima forma di propaganda della leggenda, in parte come captatio benevolentiae nei confronti del sovrano, in parte come strumento per giustificarne e spiegarne coerentemente il cambiamento di posizione. A partire dalle Cinque giornate di Milano le redini del mito passarono rapidamente e definitivamente nelle mani sinistra, in particolare ai quotidiani “La Concordia” e “L’Opinione”, prima di tutto poiché erano stati i radicali i più interessati affinché il re si convincesse a muovere guerra all’Austria, a differenza dei moderati, che nutrivano dubbi al riguardo. Lo scoppio dei moti in tutta Europa sembrava l’occasione propizia per cacciare quello che pareva un gigante al tramonto e, in caso di vittoria, la sinistra avrebbe guadagnato, grazie all’annessione della Lombardia, un’importante alleanza con le influenti forze democratiche al di là del Ticino. Perciò quando Carlo Alberto si decise a dichiarare guerra al “tedesco” fu prerogativa dei periodici radicali dipingerlo come un eroe. Da quel momento la sinistra non abbandonò più il ruolo di artefice del mito. Non dobbiamo però pensare che il sovrano fosse semplicemente un oggetto passivo di tale operazione: il suo realismo politico, pur dovendo sempre scontrarsi con posizioni politiche e religiose personali assai conservatrici, lo spinse ad agire per fornire lui stesso gli elementi della propria nuova immagine. Ciò risulta evidente dai proclami emanati tra il febbraio del ’48 e il marzo del ’49, ma anche dalle affermazioni pubbliche che il re fece fino a pochi giorni dalla morte nell’esilio portoghese. Ne derivò dunque un mito corale, per i fini politici dei giornalisti e dei deputati e per la volontà stessa di Carlo Alberto, le cui parole furono spesso riprese ed enfatizzate dai giornali. La saga si sviluppò gradualmente: alcuni elementi, soprattutto quando nati dalle affermazioni del re, rimasero capisaldi immutabili nel corso del tempo, mentre altri vennero a sovrapporsi o a modificarsi in base agli eventi e al tipo di lettura che di essi si voleva dare.

Anteprima della Tesi di Antonio Volonnino

Anteprima della tesi: La leggenda del re magnanimo. La costruzione del mito di Carlo Alberto nel dibattito politico 1847-1849., Pagina 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonio Volonnino Contatta »

Composta da 200 pagine.

 

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