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La leggenda del re magnanimo. La costruzione del mito di Carlo Alberto nel dibattito politico 1847-1849.

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9 Ecco che il mito di Carlo Alberto divenne assillante: dietro alla sua figura bisognava proteggersi dalle critiche, il suo fulgido esempio doveva diventare un modello perfetto che avrebbe obbligato il figlio a seguirne la strada. Così, come già anticipato, la tornata del 26 marzo della Camera dei deputati, non appena giunse a Torino la notizia della sconfitta e dell’abdicazione, divenne teatro di una scena corale: tra pianti e applausi incominciò l’apoteosi di quel sovrano coraggioso e martire della patria, che aveva rischiato e poi perduto tutto per la libertà e l’indipendenza. I suoi nobili intenti si sarebbero infranti contro la malvagia cospirazione dei traditori reazionari che avevano infiacchito l’esercito e avvantaggiato il tedesco. Egli, primo nella storia a combattere per l’Italia, aveva così preferito abdicare piuttosto che vedere il paese umiliato dalle condizioni del disonorevole armistizio, che non doveva essere accettato a nessun costo. In nome dell’amato padre, Vittorio Emanuele avrebbe dovuto riprendere le armi immantinente e non considerare nemmeno l’ipotesi di toccare lo statuto. Mentre il re viaggiava verso Oporto, seguirono mesi infuocati: i moderati si stavano rivolgendo su posizioni più conservatrici, stringendosi attorno al nuovo governo d’Azeglio, mentre la camera democratica veniva sciolta, i giornali di sinistra condannati nei tribunali, l’insurrezione dei genovesi contro l’armistizio sedata nel sangue e i sindaci, che protestavano contro i rigori dell’esecutivo, destituiti. Soltanto in estate la riapertura delle camere sciolse in parte le tensioni e la sinistra cominciò a rendersi conto dell’impossibilità di continuare la guerra in un’Europa che viveva una seconda restaurazione. Ma se i democratici cominciarono ad abbandonare i toni aspri fu anche perché non avevano più il potere di mantenerli: Valerio e i suoi cominciarono ad essere considerati gli unici responsabili della guerra, come se nessun altro l’avesse desiderata; per questo la sua fazione cominciò ad essere isolata mentre emerse una nuova maggioranza di centro che, dopo il secondo proclama di Moncalieri di novembre, avrebbe preso il controllo della Camera, ratificato la pace con Vienna e inaugurato una nuova fase di stabilità politica. Già nell’agosto 1849, quando giunse la notizia della morte del sovrano, per quanto nuovamente osannato, non si videro più le lacrime di disperazione che pure avevano scosso gli stessi deputati solo qualche mese prima, alla notizia dell’abdicazione. E quando infine, ad ottobre, la salma tornò a Torino, in uno scenario politico più stabile, i giornali ammirarono con voci unanimi le grandi pompe delle esequie e poterono tutti, dai radicali ai moderati, ricordare quasi all’unisono, solo con poche differenze di vedute, un personaggio ormai mitico, esempio per ogni italiano, non di rado equiparato persino a Gesù. Il suo coraggio, il suo amore per la libertà, il suo desiderio di cacciare lo straniero, diventarono virtù positive per tutti, ora che non erano più lo stendardo da sbandierare contro il nuovo sovrano o il governo; ora che, siglata la pace, tolto il potere ai radicali, ma
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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Volonnino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Umberto Levra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

FAQ

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