Simulazione ed analisi di paradossi acustici

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percepisce è quella corrispondente all’armonica con frequenza più bassa. Più difficile è invece il caso in cui le componenti hanno ampiezze diverse fra loro. In questi casi generalmente l’altezza tonale viene associata all’armonica con ampiezza maggiore, a meno che non ci siano altre armoniche a frequenza più bassa, con ampiezza paragonabile a quella maggiore. In che senso paragonabile? La soglia è ovviamente soggettiva, in media però, armoniche con ampiezze più piccole del 60-70% dell’ampiezza dell’armonica maggiore, non vengono più percepite come fondamentali, ma solo come un arricchimento del suono, anche se hanno frequenza più bassa. Abbiamo visto quindi come il nostro apparato associa un’altezza tonale ad un suono formato da più armoniche. Supponiamo ora di ascoltare due suoni ai quali associo due altezze tonali distanti 1 ( 1 = h ): fra questi due suoni avvertiamo una forte “consonanza”. L’intervallo di altezza che sta fra un suono ed il suono ad altezza 1 = h viene chiamato ottava. Nella musica occidentale moderna è stata fissata una frequenza centrale (LA a 440 Hz) e l’intervallo di ottava è stato diviso in 12 intervalli uguali chiamati semitoni; quindi l’altezza che c’è fra due suoni distanti un semitono è di 12 1 = h . Se partiamo dal LA centrale ( 0 = h ) e aggiungendo sempre un’altezza di un semitono, si definiscono tutte le 12 note della cosiddetta scala temperata LA#, SI, DO, ecc., fino ad arrivare alla nota di altezza 1 = h a cui viene dato ancora il nome LA. Quindi la forte “consonanza” di cui parlavo prima, ha portato (almeno nella musica occidentale) a dare lo stesso nome a suoni distanti 1 in altezza ( 1 = h ). Da notare che le note quindi non identificano un’altezza tonale precisa, ma una classe di altezze tonali diverse, in ottave diverse (figura 1). Per quanto riguarda il legame volume/ampiezza la scala utilizzata è quella dei decibel: ł Ł = ł Ł = 0 10 0 10 log 20 log 10 A A P P dB 0 ,P P potenze delle onde; 0 ,A A ampiezze delle onde L’orecchio umano in media riesce a percepire onde sonore con una frequenza che va da 20 Hz a 20 KHz. Inoltre esistono limitazioni che riguardano l’ampiezza dell’onda acustica: il nostro apparato uditivo non riesce a percepire onde sonore con ampiezza inferiore a 20 Pa m (che viene considerata la soglia minima di udibilità rispetto alla quale vengono riferite tutte le misure di volume sonoro; 0 decibel) e superiore a 70 KPa (191 decibel). [2] 3

Anteprima della Tesi di Giacomo Manfredi

Anteprima della tesi: Simulazione ed analisi di paradossi acustici, Pagina 3

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Giacomo Manfredi Contatta »

Composta da 38 pagine.

 

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