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Prevenzione, valutazione, gestione del rischio stress lavoro-correlato, un'applicazione del Metodo delle Congruenze Organizzative

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8 dall’INAIL e dall’ISPESL (tra l’altro molto spesso elaborati con dichiarata ispirazione a criteri di “brevità e semplicità”), hanno costantemente sottovalutato, e talvolta ignorato, i risultati ottenuti dalle autorevoli ricerche svolte in ambito sociologico, biomedico, psicologico, organizzativo ed ergonomico. Ciò che attualmente manca, dunque, è una normativa capace di recepire le esigenze di intervento su un fenomeno così delicato e complesso. Allo stesso tempo si assiste ad una mancanza di metodi capaci di studiare approfonditamente ed intervenire sulle situazioni di lavoro reali. In linea con la logica secondaria espressa dal testo unico, le pratiche consolidate sono dirette a rilevare rischi ed a diminuirne l’esposizione. Le incertezze citate si rilevano in particolare per quanto riguarda il rischio stress lavoro-correlato. Sono molte le definizioni di stress ed i metodi di analisi che sono stati elaborati nel corso degli ultimi decenni. Ai fini del presente elaborato si esamineranno in particolare la definizione neuropsicoendocrina elaborata nell’ambito delle discipline biomediche dal medico endocrinologo austriaco Hans Selye (1936; 1976a; 1976b; 1982) ed il modello transazionale dello psicologo americano Richard Lazarus (1966; 1993; Lazarus e Folkman 1984). Si tenterà di comprendere se e come queste conoscenze sono state utilizzate dal legislatore e quali sono i più recenti metodi di analisi che si sono diffusi. Se si assume che il lavoro debba essere concepito come “lavoro organizzato” (non esiste lavoro senza organizzazione), si evince come sia necessario richiamare la questione organizzativa. Nella vastissima letteratura disponibile è possibile identificare, in modo analitico, tre principali prospettive teoriche che si differenziano sulla base della concezione del rapporto tra individuo e organizzazione: organizzazione come sistema predeterminato rispetto agli attori, organizzazione come prodotto delle interazioni tra gli attori, organizzazione come processo di azioni e decisioni (Maggi 1984-1990). Si è scelto di partire da quest’ultima prospettiva, che appare la più adatta a cogliere la complessità dell’organizzazione, in riferimento alla Teoria dell’Agire Organizzativo (TAO) (Maggi 1984-1990), teoria formulata in seguito ad un’attenta lettura di importanti contributi tra i quali Weber, Simon, Thompson, Barnard e Friedmann, che
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Informazioni tesi

  Autore: Valerio Miceli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Roberto Albano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 216

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sociologia dell'organizzazione
epistemologia delle scienze sociali
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metodologia delle scienze sociali
d.lgs. 81/08
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