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Le pratiche commerciali scorrette e i danni al consumatore: le forme di tutela in caso di forniture non richieste

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9 avevano mai considerato la pubblicità nel suo momento fisiologico, come comunicazione destinata ad assolvere una funzione informativa, ma solo quando avesse rivestito gli estremi dell’illecito. Da qui i ricorsi da parte della giurisprudenza all’articolo 2589 del codice civile sulla concorrenza sleale, ravvisandosi in essa un comportamento scorretto idoneo a sviare l’altrui clientela. La ratio dell’articolo 2598 è di intimare alle imprese che operano nel mercato alcune regole di lealtà e di correttezza, facendo sì che nessuna si avvantaggi, nella diffusione e collocazione dei propri prodotti, con l'uso di metodi contrari all'etica commerciale. Il secondo comma dell'art. 2598 recita che: “compie atti di concorrenza sleale chiunque diffonde notizie ed apprezzamenti sui prodotti e sull'attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito”, senza permettere di distinguere se tale discredito sia originato da notizie vere o false 13 . L’art. 2598 al terzo comma definisce in modo ampio la concorrenza sleale, riferendosi all’utilizzo diretto o indiretto di ogni altro mezzo contrario ai principi della correttezza professionale; l’idoneità a poter danneggiare l’altrui azienda, per il suo potenziale effetto di sviamento della clientela, fa sì che risulti poi irrilevante la confondibilità obiettiva e materiale dei prodotti e delle attività concorrenti. Possiamo definire la condotta di concorrenza sleale per violazione dei principi della correttezza professionale il comportamento dannoso, che mira a carpire notizie riservate, relative ai processi di produzione e alle sostanze usate per realizzare un dato prodotto da parte di un'impresa concorrente, senza necessità di accertare la presenza di prodotti simili sul mercato. Al momento possiamo considerare lecita la pubblicità comparativa solo entro i limiti imposti dall’art. 4, d.lgs. 2-8-2007, n. 145, che tutela i professionisti dalle conseguenze sleali della pubblicità; se illecita, è considerata una pratica commerciale ingannevole per il consumatore, ai sensi dell’art. 22, d.lgs. 6-9-2005, n. 206 (Codice del consumo). 14 Era comunque difficoltoso attribuire ad una norma che tutelava gli imprenditori concorrenti la funzione di proteggere i soggetti che potevano subire un pregiudizio dalla pubblicità ingannevole, i consumatori. 15 Il decreto n. 74 del 1992 si compone 13 FLORIDIA, La tipizzazione normativa in AA. VV.., Diritto industriale – Proprietà intellettuale e concorrenza, Giappichelli Editore, Torino, 2012, p. 357. 14 Articolo corretto da Comunicato 3 gennaio 2006, pubblicato nella G.U. 3 gennaio 2006, n. 2 e, successivamente, sostituito dall'art. 1, comma 1, D.lgs. 2 agosto 2007, n. 146, che ha sostituito l'intero Capo II. 15 FUSI M., TESTA P., COTTAFAVI P., La pubblicità ingannevole, Milano 1993, pag. 4.
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Le pratiche commerciali scorrette e i danni al consumatore: le forme di tutela in caso di forniture non richieste

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Federico
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Comunicazione pubblica, digitale e d'impresa
  Relatore: Alberto Giulio  Cianci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 133

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