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L'esecuzione della pena di morte in relazione al divieto di tortura: una punizione disumana?

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11 Introduzione Uno dei giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America piø influenti del XX secolo, 1 William J. Brennan, nell’ambito del caso Gregg v. Georgia (1976) 2 che ebbe l’effetto di reintrodurre la pena capitale quattro anni dopo la sospensione della stessa, nella sua opinione dissenziente affermò quanto segue: “The law has progressed to the point where we should declare that the punishment of death, like punishments on the rack, the screw, and the wheel, is no longer morally tolerable in our civilized society. My opinion in Furman v. Georgia concluded that our civilization and the law had progressed to this point, and that, therefore, the punishment of death, for whatever crime and under all circumstances, is "cruel and unusual" in violation of the Eighth and Fourteenth Amendments of the Constitution.” 3 Brennan era convinto che la clausola dell’ottavo emendamento alla Costituzione statunitense che proibisce i trattamenti crudeli ed inusuali dovesse essere interpretata in chiave progressista, in virtø degli “evolving standards of decency” che si sviluppano nella società. Secondo quanto affermato dal giudice, la pena di morte non era piø una pratica tollerabile da una società civilizzata, in quanto costituiva di fatto un diniego dell’umanità del condannato e risultava quindi in un trattamento crudele ed inusuale. 4 Questa opinione dissenziente riflette una problematica che risultava attuale nella seconda metà del Novecento allo stesso modo in cui lo è oggi: è ancora legittimo, alla luce degli standard internazionali sui diritti umani odierni, privare legalmente una persona della propria vita? E ancora: la pena capitale viola di fatto l’assoluto divieto di tortura e di altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti? Mettere in discussione la pena di morte significa porre in dubbio una pratica millenaria, ampiamente comminata dall’epoca preistorica in avanti, in tempi di pace e di guerra. Ancora oggi la pena capitale è prevista in 57 Stati, sebbene esista un trend che mostra come negli ultimi decenni il numero degli Stati mantenitori sia diminuito in maniera consistente. 5 Ciò che concerne la regolamentazione della pena capitale ha sempre costituito una questione delicata. Infatti gli organismi internazionali, in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, si mostrarono cauti nel disciplinarla all’interno dei documenti e trattati internazionali. Come 1 Il giudice della Corte Suprema Antonin Scalia, pur dissentendo spesso dalle opinioni di Brennan, si espresse nei confronti di quest’ultimo con i seguenti termini: "He is probably the most influential justice of the century". http://www.washingtonpost.com/wp-srv/national/longterm/supcourt/brennan/brennan1.htm. 2 U.S. Supreme Court, ‘Gregg v. Georgia’, 428 U.S. 153 (1976). 3 U.S. Supreme Court, ‘Gregg v. Georgia’, 428 U.S. 153 (1976), (MR. JUSTICE BRENNAN, dissenting). 4 Ivi, para. 290. 5 Si rimanda all’analisi compiuta nel primo capitolo.
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Informazioni tesi

  Autore: Angela Sallustio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni Internazionali
  Relatore: Luisa Vierucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 147

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Parole chiave

diritto internazionale
diritti umani
detenzione
pena di morte
tortura
human rights
divieto di tortura
braccio della morte
metodi di esecuzione
death row

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