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L'esecuzione della pena di morte in relazione al divieto di tortura: una punizione disumana?

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12 vedremo nel corso del primo capitolo, i redattori dell’Universal Declaration of Human Rights del 1948, che costituisce il primo documento a codificare i diritti umani meritevoli del godimento di una protezione universale, si astennero volutamente dal disciplinare la pena capitale nell’ambito delle disposizioni concernenti il diritto alla vita. I trattati elaborati successivamente, come l’International Covenant on Civil and Political Rights, invece, riconobbero la pena capitale come eccezione legittima rispetto al diritto alla vita e regolarono tale pratica, ponendo i limiti che essa dovesse rispettare per essere giustamente inflitta. 6 Tuttavia, in particolare negli ultimi decenni si sta sviluppando un trend che mostra la volontà della comunità internazionale di procedere verso il cammino dell’abolizione universale, volontà espressa tramite l’adozione di alcune risoluzioni in seno alle Nazioni Unite 7 e concretizzata tramite la creazione di Protocolli abolizionisti ampiamente ratificati, come il “Protocollo n. 6 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali sull’abolizione della pena di morte”, adottato nel 1983 dal Consiglio d’Europa. I profili di criticità legati alla pena capitale sono numerosi, ma probabilmente il piø rilevante per gravità concerne l’eventualità che la pena di morte costituisca una violazione dell’assoluto divieto di tortura e di altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti, in quanto tale divieto ad oggi costituisce una norma consuetudinaria di diritto internazionale oltre che aver assunto la qualifica di jus cogens. Ciò che ci interessa principalmente ai fini di questo lavoro, infatti, è prendere in esame la relazione fra la pena di morte e il divieto di tortura e di altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti, questione che è emersa in tutta la sua complessità nella giurisprudenza domestica ed internazionale che se ne è occupata. Anche nell’ambito delle Nazioni Unite di recente si è iniziato a investigare su questa relazione, a tal proposito nel 2012 lo Special Rapporteur per la tortura Juan E. MØndez ha elaborato l’‘Interim Report of the Special Rapporteur on Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment’. MØndez nel report evidenzia il fatto che le esecuzioni, ad oggi, spesso violino tale divieto assoluto ed i fattori che rendono la pena di morte illegittima in questo senso siano due: il death row phenomenon ed i metodi di esecuzione. 8 A sostegno di tale affermazione, lo Special Rapporteur per la tortura riporta la giurisprudenza, emanata dagli organismi internazionali sui diritti umani e dai tribunali 6 Per un’analisi piø approfondita della questione si rimanda al primo capitolo. 7 Per esempio, si citano la risoluzione 32/61 dell’Assemblea Generale (1977), la risoluzione 1997/12 dell’UN Commission on Human Rights (1997) e la risoluzione 1998/8 dell’UN Commission on Human Rights (1998), aventi l’obiettivo di diminuire il numero di crimini punibili con la morte. 8 UN General Assembly, ‘Interim Report of the Special Rapporteur on Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment’ (2012), para. 29.
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Informazioni tesi

  Autore: Angela Sallustio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni Internazionali
  Relatore: Luisa Vierucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 147

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Parole chiave

diritto internazionale
diritti umani
detenzione
pena di morte
tortura
human rights
divieto di tortura
braccio della morte
metodi di esecuzione
death row

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