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Disturbi dello spettro autistico. Una descrizione clinica

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4 In quest’opera Bettelheim in particolare riportando alcune descrizioni di casi di suoi pazienti in trattamento, esponeva la concezione oggi divenuta classica, della psicoanalisi sull’autismo, intesa come forma di ritiro e di reazione estrema a un ambiente familiare, caratterizzato da una grande freddezza emotiva come forma di violenza, e in sé stesso dunque responsabile dell’insorgenza dell’autismo, intesa appunto come forma precoce di psicosi infantile. In seguito il contributo di Bettelheim, soprattutto in tempi più recenti, verrà anche duramente criticato per aver preso un autentico abbaglio dal punto di vista eziologico (Barale, Uccelli, 2006). La genesi dell’autismo non consiste nella freddezza dell’holding materno, ma se mai in una base neurobiologica della sindrome e in un certo qual modo adattato e attenuato, le sue diagnosi che in certi casi non erano di vere e proprie forme di autismo. Nonostante queste dure critiche, a Bettelheim rimase il pregio di aver messo a punto il primo tentativo di terapia ambientale dell’autismo, coniando il concetto di ambiente terapeutico globale (Bettelheim, 1950; Bastianoni, Taurino, 2009), e elevandosi dunque ad uno dei maggiori esponenti e teorizzatori del modello della comunità terapeutica. La seconda fase degli studi sull’autismo inizia invece nei primi anni Settanta, quando la ricerca sull’autismo comincia a contraddistinguersi per l’imponente incremento dei contributi in campo neuroscientifico e della psicologia clinica sperimentale, di derivazione non psicoanalitica. Sono gli anni dell’importante contributo di Rutter (1978), della definizione operazionale dei criteri diagnostici dell’autismo, la cosiddetta triade di Wing e Gould (1979), della maggiore definizione del profilo cognitivo di questi soggetti (Ferretti, 2003), e dell’affermarsi degli studi di genetica e di neurobiologia dell’autismo (Gillberg e Coleman, 1992). Questa fase poi è proseguita dagli anni Ottanta con l’emersione dei modelli attualmente più noti che riguardano l’autismo, con la teoria della mente del contributo della neuropsicologia cognitiva, e della Infant Research nel campo dell’osservazione controllata del bambino nei primi mesi e anni di vita (Frith, 1989; Ozonoff, 1995; Stern, 1985). Tale momento più vicino si caratterizza per l’abbandono del concetto di schizofrenia infantile, per la definizione sempre più chiara dei criteri diagnostici dell’autismo, per l’esplorazione sempre più approfondita e delle peculiarità di questa sindrome, e per le nuove forme di trattamento, caratterizzate dall’imporsi di nuovi approcci cognitivo-comportamentali sull’autismo.
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Disturbi dello spettro autistico. Una descrizione clinica

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Cristina Defraia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Donatella Rita Petretto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

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asperger
autismo
kanner
dsm 5
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