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I reati di corruzione

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3.2.2) Rapporto tra gli artt.318 e 319 c.p.; reato di danno e reato di pericolo; norma generale e norma speciale; qualificazione art.318 come reato a condotta permanente Continuando ad argomentare, la Corte affronta le critiche derivanti da tale impostazione, rilevate anche in precedenti sentenze 17 , dalla quale scaturisce un apparente illogicità secondo la quale viene punito in manie- ra meno grave il pubblico ufficiale che vende l'intera funzione rispetto a colui che vende un singolo atto; ebbene tale illogicità deve per l'appunto considerarsi solo apparente vista la relazione giuridica tra le norme del- l'art. 318 e 319 del Codice Penale. Dopo la riforma del 2012 l’art. 318 delinea un reato di pericolo, mentre l’art. 319 un reato di danno: nel pri- mo caso infatti, la generica messa a disposizione del pubblico ufficiale, pone in generico pericolo il corretto svolgimento della pubblica funzione, nel secondo caso invece, essendo la dazione legata sinallagmaticamente legata al compimento di uno specifico atto d'ufficio si realizza concreta- mente la lesione del bene giuridico protetto, giustificando quindi una sanzione più severa. Ulteriore conseguenza della classificazione di reati 17 Cass. Pen., Sez. VI, n. 9883 in particolare afferma “Da un altro lato appare ben singolare che una disciplina normativa (quellaintrodotta dalla legge n. 190/2012) tesa ad armonizzare le disposizioni sanzionatone disempre più diffusi fenomeni di corruzione e a renderne più agevole l'accertamento e la perseguibilità, offra il fianco a possibili rilievi in termini di graduazione dell'offensività, di ragionevolezza (art. 3 Cost.) e di proporzionalità della pena (art. 27 Cost.). Rilievi non privi di spessore allorché si consideri che la condotta di un pubblico ufficiale che compia per denaro o altra utilità ("venda") un solo suo atto contrario all'ufficio (ad esempio rilasci un permesso di accesso in z.t.l. non consentito, ecc.) sia punito con una cospicua pena oscillante tra i quattro e gli otto anni di reclusione (come da novellato incremento delle pene dell'art. 319 c.p.). Laddove un pubblico funzionario stabilmente infedele, che ponga l'intera sua funzione e i suoi poteri al servizio di interessi privati per un tempo prolungato, con contegni di infedeltà sistematici e in relazione ad atti contrari alla funzione non predefiniti o non specificamente individuabili ex post (in caso diverso si rifluirebbe, come è ovvio, nella previsione dell'art. 319 c.p.), si vedrebbe oggi -secondo la tesi del ricorrente- irrazionalmente punito con una pena assai più mite, quale quella prevista dal riformato art. 318 c.p. (da uno a cinque anni di reclusione)” 10
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I reati di corruzione

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Informazioni tesi

  Autore: Domenico Barone
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Professioni Legali
Anno: 2016
Docente/Relatore: Tiziana Trevisson
Istituito da: Università Telematica Guglielmo Marconi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

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