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Correlati neurofisiologici dell'autismo: il contributo dei neuroni specchio

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11 percezione delle frontiere tra l’io e il non io. Nell’ipotesi in cui il bambino fosse abbandonato, oppure qualora la madre avesse un atteggiamento iperprotettivo o comunque non comprensivo dei bisogni del figlio, farebbe scaturire una risposta difensiva da parte del bambino finalizzata a proteggere il vero sé dalle richieste eccessive dell’ambiente, attraverso la scissione del proprio sé in un “vero sé” e in un “falso sé”. Quest’ultimo avrebbe la funzione di proteggere il vero sé dal suo annientamento rispetto alle esigenze esagerate e alle imposizioni dell’ambiente. Il “falso sé” rafforzandosi inibisce il “vero sé” che non potendo interagire con il mondo reale, darà luogo ad un “blocco” nella crescita, nella capacità di affermazione e nel creare relazioni; impedendo al bambino di strutturare in maniera efficace la sua vera identità̀. Bruno Bettelheim, psicoanalista di origine austriaca, proponeva una teoria sull’autismo come meccanismo di difesa attuato dal bambino verso una madre non amorevole. Una madre affettivamente così distante da essere denominata madre frigorifero. “…Il bambino percependo nella madre un desiderio (reale o immaginario) di annullarlo, verrebbe colto dalla paura di annientamento da parte del mondo, dal momento che questo è rappresentato proprio dalla madre dalla quale si difenderebbe proprio con l’autismo” (B. Bettelheim,1976). In risposta a questa profondissima esperienza di rifiuto, il bambino si chiuderebbe in una sorta di “fortezza vuota” per difendersi dalla sofferenza. Con Frances Tustin la visione psicoanalitica dell’autismo cambiò. La Tustin considera alla base una predisposizione costituzionale (ed è proprio quest’aspetto a segnare l’inizio del cambiamento di paradigma) del bambino che lo renderebbe più fragile e quindi impossibilitato a gestire efficacemente la normale alternanza della presenza e dell’assenza della figura materna vissute dal bambino con un carico ingestibile di angoscia. L’autrice fa riferimento a una rottura troppo precoce del legame madre-bambino, in una fase dello sviluppo in cui non è in grado di fronteggiare tale separazione, per cui quest’ultimo rimane solo ad affrontare ansie intollerabili. Tale visione fu condivisa anche da Donald Meltzer, il quale elaborò una teoria originale secondo cui l’autismo sarebbe la risposta a un fallimento della funzione primaria di contenimento, quindi l’oggetto esterno (la madre) verrebbe scomposto dal bambino nei singoli aspetti sensoriali a cui seguirebbe una sorta di fusione con una sola componente dell’oggetto stesso. Questa fusione non permetterebbe al bambino di ricomporre e quindi percepire l’oggetto nella sua interezza.
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Correlati neurofisiologici dell'autismo: il contributo dei neuroni specchio

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Informazioni tesi

  Autore: Enza Iandiorio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi Niccolò Cusano - Telematica Roma
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e Tecniche Psicologiche
  Relatore: Rinaldo Livio Perri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

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Parole chiave

autismo
neuroni specchio
spettro autistico
sistema mirror
onda mu autismo
paradigmi interpretativi autismo

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