Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il management del settore radiofonico e le sfide della multimedialità: analisi di casi emblematici

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

Nonostante ultimamente si registri il tentativo di tornare «allineati all’ascoltatore», favorendo programmi di interazione e dialogo, gli angoli delle ‘dediche e richieste’ rimangono un mero ricordo della fine anni Settanta, oggi confinato in emittenti prevalentemente secondarie e per lo più concentrate nel Mezzogiorno. E’ proprio quest’ultima area del nostro paese quella maggiormente interessata al “fiorire” di antenne di diversa natura e colore politico: nel 1977 si contavano 1.500 stazioni attive in tutto lo stivale, di cui ben 250 solo a Napoli (Aa.Vv. 1999, 141). Ancora oggi le regioni con maggiore densità di testate radiofoniche sono la Campania, Sicilia e Calabria. Gli anni Ottanta segnarono il passaggio dalla dimensione locale a quella pluriregionale e poi nazionale. Il tentativo venne intrapreso già alla fine del decennio precedente dalla milanese Radio Studio 105, che diventò per l’occasione Rete 105 (nome indicante l’iniziale ‘rete’ di trasmettitori collegati in interconnessione). I proprietari dell’emittente avviarono un processo di estensione del segnale realizzando quello che poteva sembrare un primo ‘network’ allo stato embrionale. Il sistema inizialmente utilizzato fu quello delle affiliazioni. In pratica la proprietà dell’emittente legava con un contratto un operatore locale già detentore di antenne e frequenze di trasmissione. Quest’ultimo si impegnava a ritrasmettere il segnale originario della radio ed aveva il diritto di inserire pubblicità locale nei break appositamente predisposti dalla radio e detenere i relativi proventi. La soluzione presentò diversi svantaggi: innanzitutto l’appesantimento della struttura tecnica proporzionalmente all’aumento delle aree coperte, ed inoltre l’impossibilità di controllare dalla sede centrale l’effettiva messa in onda del segnale (Aa.Vv. 2000, 87). Raggiungendo in pochi mesi una dimensione nazionale Rete 105 creò sociologicamente una vera e propria “milanesizzazione” dell’Fm, portando decisamente novità e “stili di conduzioni” fino ad allora sconosciuti in diverse regioni. Si stava affermando insomma un primissimo ‘standard’ o ‘modello di riferimento’. Nonostante i problemi dell’affiliazione diverse emittenti procedettero lungo questa ‘prima strada’ nel corso degli anni ’80, ora rimasta appannaggio solo di alcune «superstations» e «radio regionali».

Anteprima della Tesi di Federico Stella

Anteprima della tesi: Il management del settore radiofonico e le sfide della multimedialità: analisi di casi emblematici, Pagina 10

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Federico Stella Contatta »

Composta da 199 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2046 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.