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Il management del settore radiofonico e le sfide della multimedialità: analisi di casi emblematici

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programmazione più tradizionale in onda media (Am) ed una offerta più musicale in Fm. Al mattino la disgiunzione non era possibile a causa dello stato precario dei segnali (visto che le reti Am ed Fm riuscivano a mala pena a colmare i loro vuoti reciproci), pena la perdita delle fasce più consistenti di pubblico in quelle ore di punta. Per la condizione ancora più disastrata dei segnali tale tipo di operazione non fu nemmeno progettata per la «Terza rete». Stereo Uno e Stereo Due non individuavano target precisi e non avevano una definita linea musicale. Gli speaker spesso erano gli stessi autori delle scalette e programmavano i brani secondo gusti personali arrivando spesso in trasmissione con un sacchetto della spesa contenente la loro discografia personale (Menduni, 1995, 446-448). Molti disc-jockey Rai fecero la loro gavetta nell’emittente pubblica e poi passarono alla private, mentre in Inghilterra avveniva il contrario. I risultati furono ovviamente deludenti: in brevissimo tempo gli ascolti delle private superarono quelli delle reti radiofoniche pubbliche e poi vennero progressivamente distanziati (Del Forno-Perilli 1997, 22). Gli anni Novanta si aprirono anche con un atto decisivo nelle tormentate vicende legislative: l’approvazione della legge Mammì (6 agosto 1990). Si regolarizzarono le concessioni e si fissò un tetto massimo di individui operanti. Questa legge non fu però un punto d’arrivo: restarono infatti molte lacune da colmare via via con successivi provvedimenti legislativi. L’esperienza delle «Radio disgiunte» della Rai si concluse con la convenzione Stato-Rai del 1994, e i programmi di StereoUno e Radio Verde Rai (la “nuova” Stereo Due) cessarono di esistere il 13 marzo del 1994. Il decennio Novanta viene ricordato come periodo di consolidamento. Il computer divenne uno strumento sempre più indispensabile per i programmatori e i tecnici, e il satellite favorì l’allargamento dei confini. Ora siamo nel 2000, periodo in cui le emittenti medio-piccole stanno via via scomparendo dalla scena lasciando lo spazio a vere e proprie aziende radio. La radio dei nostri giorni lascia poco spazio all’improvvisazione. Salvo rari casi, tutto ciò che si ascolta è frutto di un lavoro di programmazione attento e preciso, in cui nulla viene lasciato al caso.

Anteprima della Tesi di Federico Stella

Anteprima della tesi: Il management del settore radiofonico e le sfide della multimedialità: analisi di casi emblematici, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Federico Stella Contatta »

Composta da 199 pagine.

 

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