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Il management del settore radiofonico e le sfide della multimedialità: analisi di casi emblematici

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altri». Già da queste definizioni si comprende come con ‘radio libera’ si indichi un’emittenza non legata a regole definite o a costrizioni varie, mentre “radio privata” indica una stazione di esclusiva proprietà di uno o più singoli cittadini. Nel corso degli anni il termine ‘privato’ andò gradatamente ad indicare la parte dell’emittenza non statale con intenti lucrativi, cioè ‘commerciali’, mentre l’aggettivo ‘libero’ veniva utilizzato per indicare stazioni con contenuti più profondi. Oggi, se prendiamo alla lettera il vocabolario Zingarelli, si definisce commerciale una stazione che si finanzia completamente con gli introiti pubblicitari e che organizza la propria struttura e linea editoriale in funzione di un raggiungimento di utile economico. E’ chiaro come una emittente impostata secondo logica commerciale dovrà effettuare un piano di investimenti strettamente legato ad introiti economici ed è quindi logico che i contenuti delle trasmissioni dovranno per forza di cose garantire il massimo ritorno in termini economici agli inserzionisti presenti con il loro marchio. Con il termine ‘emittente libera’ si andò a definire inizialmente sia l’emittenza commerciale che quella che oggi, secondo le leggi in vigore (Mammì 223-90) chiameremmo ‘comunitaria’, cioè trasmittente con finalità non a scopo di lucro, espressione di particolari istanze culturali, etniche, politiche o religiose e ben andò a identificare soprattutto le emittenti che non si ponevano limiti nella trattazione di argomenti. Se prendiamo in considerazione un’analisi comparsa sul numero 198 della rivista di settore “Millecanali” possiamo notare come la percentuale di emittenti libere nel 1976 fosse del 40% sul totale, mentre appena dieci anni dopo tale percentuale era scesa al 10% sul totale. Gli oneri non indifferenti, i costi degli impianti e dell’elettricità costrinsero molte emittenti che non disponevano di finanziamenti adeguati a chiudere i battenti per mancanza di fondi oppure a modificare la propria linea verso una direzione più commerciale. Un recente studio effettuato dall’Università Cattolica di Milano comparso sul numero 313 della rivista Millecanali ha contato circa 325 radio e 24 televisioni di tipo comunitario attualmente funzionanti. La regione con il più alto numero di «antenne radio comunitarie» è la Sicilia, quelle con il minore la Valle D’Aosta ed il Molise, come risulta dalla tabella 1 che riporta i dati relativi al censimento.

Anteprima della Tesi di Federico Stella

Anteprima della tesi: Il management del settore radiofonico e le sfide della multimedialità: analisi di casi emblematici, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Federico Stella Contatta »

Composta da 199 pagine.

 

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